
Secondo e ultimo giorno del processo che a Zurigo vede due genitori, nel frattempo divorziati, accusati di avere maltrattato per anni due figli, rinchiudendoli di notte e nei week end in cantina. Nel primo giorno del processo davanti al Tribunale distrettuale, la pubblica accusa aveva richiesto 15 anni di reclusione per il padre e tredici per la madre.
I genitori si accusano a vicenda
Oggi gli avocati difensori hanno richiesto l’assoluzione dei loro clienti. I due ex partner si attribuiscono a vicenda la responsabilità dei fatti contestati. La legale dell’imputata - una cittadina svizzera di 48 anni - ha chiesto il proscioglimento della sua assistita, definendola una “madre molto premurosa” che è rimasta vittima del regime di terrore instaurato dall’ex coniuge. Nel caso il tribunale dovesse stabilire che la donna è stata complice dei maltrattamenti, la difesa si è battuta per una condanna ad un massimo di quattro anni di reclusione. Il difensore dell’ex marito - un imbianchino 49enne del Kosovo - ha a sua volta addossato la responsabilità dell’accaduto alla donna e ha chiesto che il suo assistito venga assolto da tutte le accuse. Secondo il legale, le accuse formulate dal Ministero pubblico non sono altro che “supposizioni” basate sul pregiudizio che l’uomo sia da considerare una persona violenta. La sentenza del processo è attesa nel tardo pomeriggio di domani. I due ex coniugi sono in particolare accusati di avere rinchiuso, picchiato, umiliato e in gran parte isolato quasi quotidianamente dal mondo esterno una figlia e un figlio.
Gli abusi commessi nell’arco di 7 anni
Secondo l’atto d’accusa, gli abusi sono stati commessi fra il 2003 e il 2010 nella casa a schiera di Zurigo dove la coppia viveva con i loro sette figli e altri due figli avuti da precedenti relazioni. La coppia è anche accusata di avere negato regolarmente il cibo ai bambini. In un’occasione la madre avrebbe inoltre costretto la ragazza a ingerire il suo vomito e il ragazzo i suoi escrementi.
Padre e madre sono accusati di lesioni personali gravi plurime e di ripetuti sequestri di persona. L’uomo deve inoltre rispondere di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale e messa in pericolo della vita altrui. Il padre avrebbe trattato in modo crudele anche altri due figli avuti con la donna e un’altra figlia di quest’ultima. L’uomo si sarebbe pure reso responsabile di toccamenti a sfondo sessuale sulla ragazza, che si sono protratti per anni, e in un’occasione avrebbe strangolato l’ex moglie fino a farle perdere i sensi.
Il calvario per i due figli che hanno subito gli abusi più gravi si è concluso nel dicembre 2010, quando sono stati collocati in un’istituzione specializzata. La ragazza aveva allora 12 anni e il ragazzo 11. Entrambi erano sottopeso e malnutriti, mostravano un comportamento infantile e avevano un vocabolario molto limitato. A chiedere il collocamento in un istituto era stata la madre che si era rivolta all’autorità tutoria - l’Autorità di protezione dei minori e degli adulti (APMA) ancora non esisteva - dicendo che “non riusciva più a sopportarli”.
L’inchiesta parte con la denuncia della sorella minore
Per l’apertura dell’inchiesta penale si è dovuto aspettare fino al 2017, quando la sorella minore delle due principali vittime ha denunciato il padre accusandolo degli abusi a sfondo sessuale. È soltanto a questo punto che il Ministero pubblico ha avviato le indagini e si è imbattuto in quello che la procuratrice che ha sostenuto l’accusa ha definito un “regime di tortura e di terrore”. L’uomo e la donna sono stati arrestati e distanza di pochi mesi nel 2018 e da allora si trovano in regime di carcerazione di sicurezza. I due figli sono ora maggiorenni e devono far ricorso ad una rendita d’invalidità.
Secondo la procuratrice, le prove nei confronti dei due genitori sono schiaccianti. I bambini - ha detto la procuratrice in apertura del processo - hanno fatto dichiarazioni “sobrie, credibili e coerenti tra loro”. Altri indizi inconfutabili sono emersi dalle dichiarazioni fatte da insegnanti, vicini, da un assistente domiciliare, dai medici che hanno visitato i bambini e da diverse segnalazioni di pericolo fatte alle autorità nel corso degli anni.
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