Chiudono anche i negozi, telelavoro obbligatorio
È praticamente un confinamento light quello deciso dal Consiglio federale: negozi non essenziali chiusi, così bar e ristoranti fino a fine febbraio. Obbligo di telelavoro per chi può. Limite degli assembramenti ridotto a cinque persone.
di fsu
Chiudono anche i negozi, telelavoro obbligatorio
Foto twitter.com/BR_Sprecher

Molti le chiedevano, molti no, ma alla fine le misure draconiane sono arrivate, decise oggi dal Consiglio federale. Fino a fine febbraio saranno chiusi ristoranti, offerte culturali e impianti sportivi, ma da lunedì anche negozi che non vendono beni di prima necessità. Inoltre il telelavoro sarà obbligatorio per le attività che lo rendono possibile “senza un onere sproporzionato”.

Domenica chioschi e distributori aperti

Abolito invece l’obbligo di chiudere alle 19 per i negozi che rimarranno aperti e la chiusura domenicale per i punti vendita delle stazioni di servizio e per i chioschi. Ai negozi costretti a chiudere sarà concesso organizzare il ritiro sul posto della merce ordinata.

I negozi che non chiudono

Ma quali sono i negozi esentati dall’obbligo di chiusura da lunedì? Eccoli:
1. I negozi di generi alimentari e altri negozi, nella misura in cui vendono generi alimentari o altri beni di prima necessità e di uso corrente.
2. Le farmacie, le drogherie e i negozi di mezzi ausiliari medici, ad esempio occhiali e apparecchi acustici
3. I punti vendita di operatori di servizi di telecomunicazione.
4. I negozi di riparazione e di manutenzione quali lavanderie, sartorie, calzolai, servizi di duplicazione di chiavi, autofficine e negozi di biciclette, nella misura in cui offrono un servizio di riparazione.
5. I negozi di hobbistica e di giardinaggio, nonché i negozi di ferramenta, per gli articoli di hobbistica e di giardinaggio.
6. I negozi di fiori.
7. Le stazioni di servizio
8. I mercati di bestiame e di bestiame da macello all’aperto.

Chiudono anche i negozi, telelavoro obbligatorio

Mascherina per tutti

Il telelavoro obbligatorio non prevede però che il datore debba compensare le spese di elettricità o affitto ai dipendenti, questo perché si tratta di un provvedimento temporaneo. Chi non potrà lavorare da casa dovrà indossare la mascherina anche al lavoro in tutti i locali dove vi sono due persone o più. “Una maggiore distanza tra le postazioni di lavoro nello stesso locale non è più sufficiente”, secondo l’esecutivo.

Le infezioni non calano

Il numero delle infezioni rimane a un livello alto e nonostante le limitazioni finora introdotte non è stato possibile osservare una chiara tendenza al ribasso, spiega il Consiglio federale. In Svizzera sono inoltre state identificate nuovi varianti del virus altamente contagiose che rischiano di far lievitare ulteriormente il numero dei casi. “In numerosi Paesi in cui queste varianti circolano in misura importante, le nuove infezioni sono cresciute in modo repentino nelle ultime settimane”, precisa il governo. Secondo le prime stime infatti, la contagiosità di queste nuove varianti è superiore del 50-70% a quella del virus “normale”.

La conferenza stampa

In questi minuti è in corso una conferenza stampa (in diretta su Teleticino e Radio3i) per spiegare le decisioni del governo. Interverranno il presidente della Confederazione Guy Parmelin, i consiglieri federali Alain Berset e Ueli Maurer, il presidente della della Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica, Christoph Brutschin, ed Ernst Stocker, presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze.

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LA DIRETTA

16:30 - La conferenza stampa è conclusa

16:19 - I negozi che hanno nell’assortimento beni non essenziali devono toglierli?
“Sì, quello che non è ritenuto essenziale dovrà essere tolto dall’assortimento. Ma sarà sempre possibile il ritiro di beni ordinati online”, hanno spiegato i funzionari. Per coordinare i beni vendibili e no saranno le associazioni di categoria a informare.

16:06 - Quante altre persone potranno lavorare in telelavoro, ci sono delle cifre?
“Noi vediamo delle differenze in funzione delle regioni e anche per il settore privato. Dev’esserci la volontà di applicare il telelavoro. Questo, va ricordato, è un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo”, ha detto Parmelin. Berset, invece: “I dati sulla mobilità ci dicono che c’è ancora un margine di manovra in questo campo”.

16:04 - Il Consiglio federale si riunirà in telelavoro?

“Laddove possibile il telelavoro sarà la norma. Nel mio caso è già il caso nelle sedute di preparazione”, ha spiegato Parmelin. “Ma non è previsto allo stato attuale che le sedute del Consiglio federale si tengano in telelavoro”.

15:59 - Come si spiega alla popolazione alcune misure che sembrano sproporzionate? Per esempio i trasporti pubblici sono affollati, mentre nella cultura, dove ci si siede lontani, è tutto chiuso.

“Queste, come ha spiegato Berset, sono misure che hanno mostrato di funzionare. Poi non ci sono soluzioni perfette”, ha detto Parmelin. “Questa è politica e a volte non si può fare tutto quello che si vorrebbe fare, ma abbiamo scelto questa strada”.

15:57 - Le scuole invece?
“Non abbiamo ancora avuto un feedback definitivo dai Cantoni, riceveremo delle reazioni. Ma si può dire che con queste varianti più contagiose che sono arrivate in Svizzera, la situazione è nuova. I Cantoni dovranno riflettere su cosa questo cambia per le scuole dell’obbligo”, ha spiegato Alain Berset. “I Cantoni hanno lanciato un segnale chiaro che questo tema è loro responsabilità”. Poi è stato il turno di Parmelin, che ha detto: “I cantoni devono magari elaborare delle soluzioni intermedie prima di arrivare alla chiusura delle scuole, stiamo aspettando l’opinione dei cantoni”.

15:54 - L’obbligo del telelavoro vale se è sostenibile. Un esempio?

“Per esempio, un’azienda del settore finanziario che ha dei posti di lavori specializzati, non è proporzionato mandare a casa le persone con tutti i monitor che dovrebbero spostare, mentre per l’amministrazione federale i lavoratori possono lavorare da casa”.

15:50 - Il limite degli assembramenti comprende i bambini, quindi una famiglia con tre figli non può più incontrare nessuno?
“Io ho tre figli e non abbiamo avuto contatti con nessuno. È dura, ma è una cosa che dobbiamo fare se vogliamo evitare questa terza ondata”, ha risposto Berset.

15:49 - In alcuni comprensori sciistici le terrazze sono aperte, con eccezione cantonale. Queste eccezioni vanno avanti?
“Siamo in stretto contatto con i cantoni”, ha risposto l’Ufsp, “e stiamo cercando di trovare una soluzione”.

15:47 - Gli operatori che non hanno chiuso per almeno 40 giorni, dovranno seguire la procedura più lunga per entrare nei casi di rigore. Come mai?
“Abbiamo ascoltato le organizzazioni economiche, i partner sociali, poi abbiamo deciso che questa soluzione sia la più accettabile”, ha detto Maurer.

15:45 - Non si può più andare per esempio ad acquistare un vestito, ma si può andare a sciare. Come mai?
“Ci sono già molte restrizioni nei comprensori sciistici. Sono chiusi i ristoranti, saranno chiusi i negozi. Ma lo sci è uno sport all’aria aperta. Rimane il problema delle risalite, ma qui ci sono delle regole molto rigide, più rigide che quelle sui trasporti pubblici”, ha spiegato Berset. “Vorrei anche ricordare che in questa situazione speciale, con questa lista di eccezioni non vogliamo far arrabbiare le persone. I ristoranti e i negozi non sono responsabili, non è colpa loro. Ma vogliamo limitare gli spostamenti delle persone per evitare le conseguenze catastrofiche che le nuove ondate hanno avuto in altri paesi”.

15:43 - I negozi che non vendono beni di prima necessità sono chiusi, ma ci sono eccezioni per i negozi di fiori o di giardinaggio. Come mai?
“Il Consiglio federale ha deciso così perché durante la prima ondata è stato uno degli argomenti di discussione e ora ha deciso che andassero tenuti aperti”, ha risposto un funzionario dell’Ufsp.

15:37 - Sarebbero 300mila ore di lavoro. Ma le aziende che hanno crisi di liquidità, quando riceveranno i soldi?
“Il denaro è pronto”, ha risposto Stocker, “in alcuni cantoni ci vorrà di più, in altri meno. Ma l’erogazione deve essere una cosa ben fatta, sennò la popolazione non sosterrà questa misura”. A Zurigo, ha spiegato Stocker, si potrà partire da metà febbraio. “Noi prendiamo molto sul serio l’appello delle aziende che hanno bisogno di liquidità”, ha detto Maurer, “ma bisogna relativizzare la cosa. Ora non hanno avuto entrate per un mese, ma non sappiamo quando avrebbero ricominciato a incassare. Noi a metà febbraio, a fine febbraio arriveremo loro in aiuto. C’è una garanzia che questi fondi arriveranno, quindi credo che non sarà un problema avere un credito provvisorio da una banca finché non arriveranno questi soldi”.

15:36 - Il momento delle domande

15:30 - Parla Christoph Brutschin, presidente della della Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica
“La strada scelta è quella giusta”, ha spiegato Brutschin. “A questo punto si tratta di mettere in pratica il programma di aiuti per i casi di rigore e dobbiamo fare in modo che gli aiuti arrivino laddove più servono”. Sulla questione velocità: “I cantoni fanno quello che possono, ma i presupposti variano. I cantoni fanno il possibile e l’impossibile, alcuni cantoni sono privilegiati perché hanno già una base giuridica, altri devono crearsela la base giuridica e lo devono fare attraverso una procedura ordinaria”, ha spiegato Brutschin.

15:26 - Parla Ernst Stocker, presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze
“Sentiamo che la gente è stanca. Abbiamo parlato con la polizia e sappiamo che servono più interventi. Quindi per noi è molto importante che con questa ordinanza si siano trovate delle possibilità per superare questa crisi. Abbiamo creato questo quadro a livello federale, ora dobbiamo metterlo in pratica. L’attuazione non sarà semplice”. In tempi normali, ha aggiunto Stocker, servirebbero quattro anni. “Sono queste le sfide che dovremo affrontare”. Ma ha concluso: “Siamo sulla buona strada”.

15:25 - Chi non è caso di rigore?
Per quelle aziende che ha subito grandi perdite ma non è un caso di rigore. Per esempio gli alberghi, che non hanno dovuto chiudere, e nell’ordinanza si sono prese in considerazione anche queste aziende.

15:24 - Serviranno nuovi fondi
“I fondi di 1,5 miliardi decisi finora per i casi di rigore probabilmente non basteranno. Ora stiamo vagliando con i cantoni quali saranno i costi aggiuntivi e nella prossima sessione del Parlamento chiederemo un credito aggiuntivo”.

15:23 - Una sfida logistica
Se si pensa che ci vogliono 3 ore per vagliare una richiesta di aiuti finanziari, si parla di 300mila ore di lavoro, ha spiegato Maurer: “Sono duemila posti di lavoro”.

15:18 - Parla Ueli Maurer: gli aiuti
“Un caso di rigore è un’azienda che per oltre 40 giorni ha dovuto chiudere i battenti su ordine delle autorità. Quindi tutti i ristoranti, i centri fitness, e così via, sono automaticamente casi di rigore”, ha spiegato Maurer. “Sono autorizzati a un indennizzo a fondo perso fino a un massimo del 20% del fatturato, fino a 750mila franchi. I Cantoni possono superare questi limiti massimi, fino a 1,5 milioni, se vogliono partecipare al risanamento di queste aziende”. Inoltre: “I Cantoni possono introdurre dei processi automatizzati per dare questi aiuti. Perché con le misure odierne il numero delle richieste raddoppierà. Noi pensavamo che sarebbero stati 50mila i casi di rigore, invece ora pensiamo che arriveremo a 100mila richieste”.

15:17 - “Serriamo i ranghi”
“Il Consiglio federale è cosciente che da mesi chiediamo tantissimo a tutti i cittadini e sappiamo che le persone sono stanche. Ma sappiamo che dobbiamo agire compatti, serrare i ranghi per creare delle prospettive in vista della primavera”, ha concluso Alain Berset.

15:15 - Tasso di riproduzione sopra l’1 nella maggioranza dei cantoni
Nonostante i numeri siano leggermente scesi, il tasso di riproduzione rimane sopra l’1 nella maggioranza dei cantoni, ha spiegato Berset. Questo, ha detto, con le nuove varianti in circolazione rischia di portare a un’esplosione dei contagi senza nuove misure.

15:12 - Le decisioni
“Il governo ha deciso di prolungare i provvedimenti fino a fine febbraio. In più da lunedì saranno chiusi i negozi che non vendono generi di prima necessità”, ha spiegato Berset. “Poi vi è il telelavoro laddove sia possibile. Le persone a rischio, se il telelavoro non è possibile, possono rimanere a casa ed essere coperti dall’Ipg. In più nei luoghi di lavoro è obbligatorio portare la mascherina se non si è soli, questo vale anche nei veicoli”.

15:09 - Parla Alain Berset
“Abbiamo constatato che nel nostro paese si stanno diffondendo delle mutazioni del virus. Sono varianti dal 50 al 70% più contagiose dei casi che conoscevamo. Temiamo che questo ci possa portare a febbraio a una terza ondata più forte di quelle che abbiamo conosciuto. Ma per la prima volta abbiamo alcune settimane di vantaggio e possiamo agire d’anticipo. Sappiamo che la situazione svizzera è quella in cui si trovava il Regno Unito a inizio dicembre”, ha spiegato Berset. “O adottiamo delle misure prima che aumentino i contagi, oppure aspettiamo”.

15:06 - Più disciplina
“Il Consiglio federale non ha preso le decisioni di oggi alla leggera. Riteniamo che le misure vadano integrate con nuovi aiuti. Questo sforzo è indispensabile se vogliamo mantenere la nostra economia e pensare di poter tornare alla prosperità in futuro”, ha detto Parmelin.

15:01 - Parla Guy Parmelin
“Non è stata una decisione semplice, ma sulla base della situazione epidemiologica siamo arrivati alla conclusione che si debba prolungare e ampliare i provvedimenti. Le varianti del Covid sono molto più contagiose”, ha detto Parmelin. “Siamo giunti a un momento cruciale della nostra lotta alla pandemia”. Il governo ha pensato alle vittime e ai suoi famigliari, ma anche a tutti coloro che hanno perso a causa della pandemia il frutto degli sforzi di una vita. “La scelta può sembrare paradossale. Al momento la situazione epidemiologica sembra avere una evoluzione lenta ma in senso positivo, ma a causa delle varianti più contagiose, il Consiglio federale ritiene che le misure debbano essere più incisive”.

15:00 - Inizia la conferenza stampa

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