
La Svizzera deve chiarire senza pressioni le sue priorità nei confronti dell’UE. Ciò richiede pazienza. Lo afferma il consigliere federale Ignazio Cassis in una intervista alla Neue Zürcher Zeitung nella quale sostiene anche che la Confederazione sta lavorando intensamente per stabilire un nuovo dialogo con Bruxelles.
“Evitare l’errore del 2013”
“Dobbiamo prima identificare cosa vogliamo e quale prezzo siamo disposti a pagare”, ha sostenuto il ministro degli esteri. Ciò di cui la Svizzera ha meno bisogno, ha detto, sono decisioni affrettate. La Confederazione non deve cadere nella stessa trappola del 2013, quando è stato deciso il mandato negoziale per l’accordo quadro. Non ci devono più essere negoziati basati sul principio della speranza.
“Dire chiaramente cosa vogliamo”
Con il senno di poi si è sempre più saggi, oggi sappiamo cosa è andato storto, afferma Cassis. La Commissione europea funziona in modo tecnocratico. La Svizzera deve dire chiaramente fin dall’inizio all’UE cosa vuole e cosa no e deve essere pronta a pagare un prezzo per questo.
“Porre fine alla spirale negativa”
Lunedì prossimo Cassis incontrerà il vicepresidente della Commissione UE Maros Sefcovic, il nuovo responsabile del dossier riguardante le relazioni con la Svizzera. L’obiettivo è conoscersi e fare il punto della situazione. “Vogliamo porre fine alla spirale negativa. Per questo motivo sblocchiamo il contributo di coesione e non limitiamo più l’immigrazione dalla Croazia. La palla è ora nel campo dell’UE”, ha concluso il ticinese.
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