
La porta della moschea An'Nur di Winterthur (ZH), dove ieri la polizia ha effettuato una perquisizione e ha arrestato un imam, rimane per il momento chiusa. La polizia di Winterthur è in possesso della chiave, ma non trova la "persona adeguata" a cui consegnarla.
"Siamo alla ricerca di una persona che si assuma la responsabilità dell'associazione An'Nur e della moschea", ha detto all'ats Bianca Liechti, portavoce della polizia municipale di Winterthur. Dopo l'operazione di ieri, che ha portato al fermo di un imam etiope e di altre tre persone legate alla moschea, la ricerca è ancora senza esito.
Il Ministero pubblico generale del canton Zurigo oggi non ha voluto rilasciare informazioni sullo stato delle indagini e sui procedimenti penali aperti contro le quattro persone fermate. Una comunicazione ufficiale è attesa domani.
Solo allora si saprà se e nei confronti di quali persone sarà richiesta la detenzione preventiva. Uno dei fermati sarebbe intanto già tornato in libertà: si tratterebbe dell'ex presidente dell'associazione An'Nur, come ha dichiarato egli stesso al portale di notizie online watson.
Sembra inoltre chiarito per quale motivo la polizia ha deciso di intervenire con la retata di ieri. Un giornalista del settimanale Weltwoche ha contattato sabato scorso le autorità di Winterthur, chiedendo loro se erano a conoscenza del sermone in cui l'imam avrebbe invitato ad uccidere e a denunciare i musulmani che non partecipano alle preghiere comuni.
Trattandosi di fatti di rilevanza penale, abbiamo informato la polizia e invitato il giornalista a trasmettere i sui documenti alle autorità, ha detto all'ats il municipale di Winterthur Nicolas Galladé (PS).
Nei confronti dell'imam è stato aperto un procedimento penale per pubblica istigazione a un crimine o alla violenza, aveva dichiarato ieri la portavoce del Ministero pubblico zurighese Corinne Bouvard. La posizione delle altre tre persone, che sono state fermate nelle loro abitazioni private, non risultava invece ancora chiarita.
Nel corso del blitz di ieri, la polizia aveva constatato che all'interno del luogo di culto si continuava a cucinare, contravvenendo a una serie di norme relative alla sicurezza alimentare e contro gli incendi. Per poter riaprire la moschea, i nuovi responsabili dovranno assicurare il rispetto di queste norme.
La moschea An'Nur (in arabo "la luce"), più volte finita sotto i riflettori della cronaca come luogo di radicalizzazione di giovani andati a combattere nei ranghi dell'Isis, è in ogni caso destinata a chiudere i battenti alla fine dell'anno. Una settimana fa si era infatti appreso che la la società immobiliare proprietaria dell'immobile ha deciso di non rinnovare il contratto d'affitto.
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