
Sebbene il sistema dei trasporti svizzero sia efficiente, affidabile e sicuro, la digitalizzazione può essere la chiave per adattarlo alle necessità future. È questa la conclusione a cui giunge un rapporto presentato dal Consiglio federale nella seduta odierna. Il governo ritiene che nei prossimi 15-25 anni i veicoli automatizzati rappresenteranno una percentuale importante di quelli immatricolati. La loro introduzione potrebbe rendere la circolazione stradale più scorrevole, sicura e tranquilla, oltre a consentire un accesso più semplice all'auto-mobilità per gruppi di utenti quali anziani, disabili e bambini. La risposta a una mobilità in continua crescita non può consistere nel costante potenziamento delle infrastrutture, opzione costosa e non sempre praticabile in una Svizzera densamente popolata, scrive il Consiglio federale in un comunicato. Diventa pertanto fondamentale sfruttare meglio le capacità esistenti: la digitalizzazione è dunque una delle strade da percorrere in questo senso. Tuttavia, per incrementare comfort e mobilità individuale, si rischia di veder diminuire il tasso di occupazione dei veicoli e di aggravare la situazione delle reti viarie, con conseguente aumento dell'inquinamento atmosferico. L'impatto ambientale dipenderà da come società ed economia riusciranno a gestire le nuove opportunità tecnologiche, sottolinea il Consiglio federale. Il progresso fornisce però prospettive interessanti anche per il trasporto pubblico, indica la nota, tra le quali nuove forme di mobilità come taxi collettivi e car sharing. Queste soluzioni potrebbero integrare e in parte sostituire l'offerta tradizionale, soprattutto sulle percorrenze medio-brevi e nelle regioni rurali. La Confederazione si sta muovendo a vari livelli sui temi in questione. Nel 2015 ad esempio, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni ha autorizzato un primo progetto pilota con un veicolo stradale a guida autonoma.
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