
L'elezione di ieri non ha modificato la ripartizione dei seggi in Consiglio federale ed ha sancito una cocente sconfitta per l'UDC, scrive oggi la stampa svizzera. Molti analisti sottolineano l'asimmetria dei rapporti di forza in governo, ma attribuiscono la situazione agli stessi democentristi. "È un paradosso della democrazia svizzera. Lo statu quo è un cambiamento", afferma l'editorialista del "Temps". La sconfitta UDC "era attesa dopo gli innumerevoli errori commessi dai vertici" del partito, "incapaci di presentare candidati incontestati". L'UDC viene addirittura comparata ad un "pollo senza testa" per la sua strategia. "La Tribune de Genève" sottolinea che "confermando questa configurazione esotica, in cui in governo i grandi partiti hanno lo stesso potere del minuscolo PBD, il parlamento ha spezzato le leggi elementari di equilibrio". Dal canto suo "Le Matin" ha invitato i politici a riflettere "molto attentamente" sul modo di elezione del governo, e ha definito il procedimento di ieri un "trambusto poco glorioso e molto poco trasparente". Secondo il quotidiano vodese "24 heures", l'UDC paga un prezzo molto alto per i "recenti errori". Il giornale constata che "in una giornata senza sorprese (...) la concordanza aritmetica è morta". Nella Svizzera tedesca, la "Neue Zürcher Zeitung" sottolinea l'imprudenza di una rappresentazione asimmetrica dei rapporti di forza in seno al governo, "perché fondamentalmente due seggi spettano all'UDC di diritto". Dello stesso avviso il "Tagesanzeiger", che ricorda come con la mancata attribuzione del secondo seggio all'UDC non sia stato deluso solo il partito, ma anche un quarto dell'elettorato svizzero. "Se il partito con il maggior numero di elettori non ottiene il maggior numero di seggi in governo, c'è qualcosa che on funziona". La "Basler Zeitung" definisce "sconcertante" il modo in cui è stata aggirata la concordanza. "Abbiamo di fronte a noi tempi difficili", perché "il partito più forte non è più rappresentato a sufficienza". ATS
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