
Reazioni contrastanti alla decisione del Consiglio federale di sostenere la risoluzione ONU che prevede di concedere lo status di "Stato osservatore non membro" alla Palestina. Le associazioni vicine al popolo palestinese l'accolgono con favore, dispiaciute invece quelle legate a Israele. Il presidente del Gruppo interparlamentare Medio Oriente, Carlo Sommaruga (PS/ZH), e quello dell'Associazione Svizzera-Palestina, Daniel Vischer (Verdi/ZH), hanno definito la decisione del governo "coerente e logica", nonché conforme alla politica di apertura della Svizzera. Entrambi ritengono che grazie a questa risoluzione il processo di pace possa essere rilanciato. "Molto soddisfatto" è anche Ibrahim Kraishi, l'ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite a Ginevra. La decisione di Berna è coerente con la precedente posizione della Svizzera relativa alla soluzione due popoli-due Stati, ha affermato il diplomatico. L'Associazione Svizzera-Israele ha invece un parere diametralmente opposto: la decisione dell'esecutivo federale va contro l'atteggiamento fin qui seguito dalla Svizzera, ha affermato la sua presidente Corina Eichenberger-Whalter (PLR/AG). Dagli accordi di Oslo del 1993, il Consiglio federale aveva sempre sostenuto che tutte le questioni in sospeso andassero risolte tramite negoziati e non con approcci unilaterali. Anche l'ambasciatore israeliano a Berna, Yigal Caspi, ritiene l'iniziativa palestinese controproducente. Un innalzamento dello status della Palestina non aiuterà il processo di pace: "è solo una perdita di tempo", ha sostenuto. La decisione del Consiglio federale non avrà invece nessuna ripercussione sui rapporti tra Svizzera e Israele. "È solo una divergenza di opinione su un aspetto della questione". Caspi è pertanto convinto che ciò non influenzerà le relazioni amichevoli tra Confederazione e Stato ebraico. ATS
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