
Il Consiglio federale è "sostanzialmente d'accordo" con gli obiettivi formulati dalle Commissioni della gestione (CdG) delle due Camere nel loro rapporto sulla vicenda UBS. Tuttavia, pur dicendosi disposti a seguire la maggior parte delle raccomandazioni, i ministri hanno emesso delle riserve su alcuni punti. Nel loro testo pubblicato il 30 maggio sul tracollo di UBS e la trasmissione dei dati di clienti alle autorità fiscali americane, le CdG chiedevano tra l'altro che la Confederazione dovrebbe assumersi il rischio di un eventuale processo contro i responsabili di taluni organi esecutivi della grande banca e delle relative spese giudiziarie. Per il governo, tale misure sono inopportune perché contrarie al diritto vigente e non consentano di ottenere i risultati sperati. Se l'idea di esigere che i vertici di UBS rispondano del loro operato è comprensibile, il Consiglio federale ritiene che procedimenti penali o civili siano troppo "lunghi e complessi, dall'esito incerto e dai costi quasi sempre troppo elevati". Inoltre, nel rispetto dei principi che regolano lo Stato di diritto, l'esecutivo è dell'avviso che "non occorre adottare una legislazione con effetti retroattivi" per risolvere vertenze come questa. Secondo l'esecutivo, le disposizioni relative ai fondi propri, alle liquidità e alle remunerazioni, nonché la problematica del "too big to fail" meritano di essere riviste. Progetti di modifiche legislative in tal senso saranno prossimamente sottoposti al Parlamento. Il Consiglio federale reputa invece che gli obiettivi assegnati alla Banca nazionale svizzera (BNS) e alla FINMA siano già sufficientemente chiari nella legge vigente. ATS
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