
In futuro, i servizi di informazione dovrebbero poter sorvegliare la posta, le comunicazioni telefoniche, i computer e le conversazioni di una o più persone, qualora vi siano sospetti di attività terroristiche, spionaggio, commercio illegale di armi chimiche o nucleari, attacchi a infrastrutture sensibili oppure agli interessi nazionali. Queste attività di sorveglianza devono essere approvate dal Tribunale amministrativo federale (TAF) e dal responsabile del Dipartimento federale della difesa (DDPS). È quanto prevede la nuova legge sul servizio informazioni (LSI), adottata oggi dal Consiglio federale e inviata in consultazione. Per evitare brutte sorprese - vedi la recente vicenda dell'informatico arrestato per traffico di dati sensibili - la normativa prevede pure la possibilità che i membri del servizio informazioni, o le persone esterne che lavorano per il SIC, possano venir perquisite all'interno degli spazi di lavoro. I locali dove si custodiscono informazioni sensibili potranno essere sorvegliati mediante telecamere. Un progetto di legge simile a quello presentato oggi era stato fortemente criticato dal parlamento nel 2008. Secondo il consigliere federale Ueli Maurer, i provvedimenti invasivi di sorveglianza preventiva dovrebbero riguardare una decina di casi all'anno. Rispetto al 2008, ha spiegato, "abbiamo aggiunto una sinecura in più: oltre al capo del dipartimento federale della difesa, le misure di sorveglianza rafforzate devono essere approvate dal TAF". In questo caso non è più possibile parlare di decisioni arbitrarie, ha detto. "La sorveglianza preventiva non riguarda l'estremismo violento", ha precisato Maurer. "Da parte nostra abbiamo voluto privilegiare la libertà del cittadino", ha dichiarato il capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) Markus Seiler, "limitandoci alla raccolta di informazione con mezzi invasivi in caso di terrorismo, proliferazione di strumenti di distruzione di massa e di spionaggio". "L'estremismo violento non è certo piacevole - ha detto Seiler - ma finché esso non pone in pericolo lo Stato non è necessario adottare misure preventive invasive come quelle descritte. È solo quando simili fenomeni superano una determinata soglia, ossia sfociano nel terrorismo, che possiamo intervenire, ha aggiunto Seiler, sostenendo che nel caso dei movimenti radicali "ci scontriamo con un tabù di politico". ATS
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