
Dopo il ritrovamento di granate svizzere in Siria, la Confederazione ha deciso di inasprire le norme in materia di esportazione di armi. Come preannunciato a fine settembre, il Consiglio federale ha rivisto le disposizioni concernenti la dichiarazione di non riesportazione contenute nell'ordinanza sul materiale bellico. A partire dal primo novembre prossimo, per autorizzare l'esportazione di prodotti finiti, componenti o assemblaggi sarà necessaria una dichiarazione di non riesportazione da parte del governo del Paese destinatario. Per le esportazioni di grossi volumi, la dichiarazione dovrà assumere la forma di una nota diplomatica. Il Paese destinatario si impegnerà in questo modo a non esportare, vendere, prestare, donare né cedere materiale bellico a terzi residenti all'estero senza il consenso delle autorità svizzere. Se esiste un forte rischio che, nel Paese destinatario, le armi da esportare siano trasferite a un destinatario indesiderato, l'autorità svizzera competente potrà esigere il diritto di verificare in loco il rispetto della dichiarazione. La modifica legislativa interviene alla luce del ritrovamento in Siria di granate a mano svizzere vendute fra il 2003 e il 2004 agli Emirati Arabi Uniti. Il caso, venuto alla luce con la pubblicazione di una fotografia da parte della "SonntagsZeitung", aveva portato all'apertura di un'inchiesta, i cui risultati erano stati resi noti dal Consiglio federale il 21 settembre. ATS
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