
Sarà possibile lanciare un referendum contro la prima convenzione di doppia imposizione (CDI) rinegoziata dopo l'allentamento del segreto bancario e le nuove disposizioni sull'assistenza amministrativa. Contro le modifiche delle CDI che saranno intraprese successivamente, salvo eccezioni, non sarà invece possibile chiamare i cittadini alle urne. Così ha deciso oggi il Consiglio federale nella sua seduta straordinaria dedicata alla piazza finanziaria svizzera. Finora, le CDI sono state sottoposte a referendum facoltativo unicamente se prevedevano nuovi impegni per la Svizzera. In base a questa prassi, la prima convenzione rinegoziata sarà dunque sottoposta a referendum facoltativo mentre le altre lo saranno solo se il loro contenuto non sarà conforme a quello delle CDI rivedute già concluse. Secondo l'articolo 141 della Costituzione federale, infatti, è possibile lanciare un referendum solo contro trattati internazionali "comprendenti disposizioni importanti che contengono norme di diritto o per l'attuazione dei quali è necessaria l'emanazione di leggi federali". L'ultima parola spetterà in ogni caso al parlamento: la decisione se sottoporre o meno a referendum facoltativo le CDI rinegoziate è infatti di sua competenza. L'Unione democratica di centro ha già detto di voler lanciare un referendum contro gli accordi di doppia imposizione con gli stati esteri se essi prevedono lo scambio automatico di informazioni bancarie sui clienti stranieri. ATS
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