
I ricoveri ospedalieri per Covid continuano ad aumentare a ritmo serrato e non si può escludere che fra poche settimane gli ospedali siano di nuovo sovraccarichi. Per poter far fronte rapidamente ad ogni eventualità, il Consiglio federale ha avviato una consultazione sulla possibile estensione dell’obbligo di certificato Covid ad aree interne di ristoranti e bar, strutture culturali e ricreative ed altri eventi al chiuso. I test per ottenere un certificato non saranno più gratuiti dal primo ottobre.
Situazione incerta
La situazione epidemiologica resta incerta e il numero di pazienti ricoverati in ospedale a causa del coronavirus sta salendo rapidamente. In Svizzera il numero di persone non immunizzate è ancora troppo elevato: solo il 56% della popolazione è vaccinato, contro il 63% nell’Unione europea. Le infezioni potrebbero crescere ulteriormente a causa della variante delta, più contagiosa, il rientro dalle vacanze e all’abolizione di molte misure di protezione. Non si può attendere che gli ospedali siano nuovamente sovraccarichi prima di adottare nuovi provvedimenti. Eventuali nuove misure infatti avrebbero un impatto sui ricoveri solo dopo due o tre settimane. Per questo il Consiglio federale ha deciso di consultare sin d’ora i cantoni e le parti sociali su un’eventuale estensione dell’obbligo di certificato Covid per chi ha più di 16 anni in caso di pressione sul sistema ospedaliero.
Certificato per luoghi chiusi
Il certificato - rilasciato a chi è vaccinato, guarito o risultato negativo al test - dovrebbe essere obbligatorio per accedere alle aree interne di ristoranti, bar e club. Il personale non sarebbe sottoposto all’obbligo, ma dovrebbe continuare ad indossare una maschera. I dipendenti potranno rinunciare alla mascherina solo se sono tutti vaccinati, guariti o in possesso di un test negativo. Nelle aree esterne il certificato non sarà richiesto. Le regole si applicherebbero anche ai ristoranti degli alberghi, ma non per chi intende solo pernottare. Le discoteche e le sale da ballo, che già sono tenute ad esigere il certificato, dovranno registrare i dati dei clienti per facilitare il tracciamento. L’obbligo di certificato verrebbe esteso anche a tutti gli eventi che si svolgono al chiuso, come concerti, rappresentazioni teatrali, proiezioni cinematografiche, eventi sportivi e privati. Sono esclusi gli eventi religiosi, i funerali e le riunioni politiche fino a un massimo di 30 persone, ma sarà comunque necessario indossare la mascherina.
Strutture culturali, sportive e ricreative
Anche per entrare in musei, zoo, centri fitness, palestre di arrampicata, piscine coperte, parchi acquatici, terme, sale da biliardo o casinò bisognerà dimostrare di essere negativi, vaccinati o guariti. Solo le strutture che contano unicamente aree esterne sarebbero esentate. Le stesse disposizioni si applicherebbero alle attività sportive e culturali al chiuso dove le maschere non sono obbligatorie (come gli allenamenti o le prove di musica e teatro). Fanno eccezione i ragazzi sotto i 16 anni e gruppi con meno di 30 persone che si riuniscono regolarmente in locali separati. Il Consiglio federale propone anche di regolare l’uso del certificato sul posto di lavoro in un’ordinanza. Ai datori di lavoro dovrà essere espressamente consentito verificare se i dipendenti sono in possesso di un certificato, se questo serve a stabilire misure di protezione adeguate o attuare una strategia di test. Attualmente l’obbligo di certificato è applicato solo in alcuni luoghi come gli ospedali o le case di riposo e di cura.
Test a pagamento dal 1° ottobre
Come già preannunciato due settimane fa, dal 1° ottobre chi si sottoporrà al test per ottenere un certificato dovrà pagarlo di tasca propria. Lo stesso vale per i cinque test autodiagnostici al mese che si possono ottenere nelle farmacie. Visto che la vaccinazione è gratuita, il Consiglio federale ritiene che non spetti alla collettività assumere i costi dei test per le persone non immunizzate. La Confederazione continuerà invece ad assumere le spese per i test nelle scuole e nelle aziende, quelli dei visitatori di ospedali e case di riposo, dei ragazzi sotto i 16 anni e delle persone che per ragioni mediche non possono vaccinarsi. Anche per chi presenta sintomi il test sarà gratuito, ma non darà diritto a un certificato. I frontalieri, gli svizzeri residenti all’estero e i loro famigliari stretti potranno farsi vaccinare gratuitamente in Svizzera.
La conferenza stampa
Direttori sanità: “Estensione ovvia”
Estendere l’obbligo di certificato Covid per accedere a ristoranti, bar, strutture culturali e ricreative rientra nella logica. È il parere della Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS) che, definendo preoccupante l’attuale situazione epidemiologica della Svizzera, si schiera in favore della misura proposta oggi dal Consiglio federale. Secondo la CDS, sollecitata sul tema da Keystone-ATS, limitare l’entrata alle persone vaccinate, guarite o testate ridurrebbe notevolmente il rischio di infezione in questi luoghi. Inoltre, ciò potrebbe impedire ulteriori chiusure future. Con un certificato Covid, i contagi non possono essere del tutto esclusi, ma il diffondersi del virus può essere combattuto efficacemente. La consultazione fra i Cantoni mostrerà ora quanto è ampio il sostegno all’estensione dell’uso di tale strumento. La CDS appoggia l’esecutivo anche sulla decisione di rendere a pagamento i test rapidi per le persone asintomatiche. La maggioranza dei Cantoni si era già espressa in tal senso durante una recente consultazione sull’argomento. La Confederazione continuerà invece ad assicurare il finanziamento dei test di massa nelle scuole, nelle aziende e nelle case di cura, una decisione che trova d’accordo i direttori della sanità. La CDS è dalla parte del governo pure in merito alla possibilità offerta ai cittadini elvetici che vivono all’estero di farsi vaccinare gratuitamente in Svizzera. Secondo la conferenza, visto lo sviluppo dell’epidemia bisogna prendere dei provvedimenti prima che la capacità degli ospedali sia portata al limite. E il mezzo “più semplice ed efficace” per sfuggire a un decorso grave della malattia e proteggere così il sistema sanitario rimane la vaccinazione. I Cantoni ricordano poi che teoricamente essi potrebbero adottare misure supplementari anti-coronavirus al loro interno. Tuttavia, dato il contesto sfavorevole in tutto il Paese, “regolamentazioni differenziate sarebbero poco proficue”. In passato, ciò aveva peraltro causato incomprensione tra la popolazione e indotto a tentativi di aggiramento.
LA DIRETTA
15:19 - Fine della conferenza stampa
15:10 - “Cosa succederebbe se la popolazione bocciasse la Legge Covid?”
“Uno degli elementi fondamentali è che il Parlamento a marzo ha deciso una base giuridica e se venisse a mancare dovremmo smettere con l’emissione del Certificato Covid. Non è immaginabile e nemmeno applicabile, non ci sarebbe una base giuridica per il Certificato. Bisognerebbe trovare altri sistemi, anche a livello nazionale sarebbe un problema. Se gli ospedali venissero sovraccaricati, quale sarebbe l’alternativa? La situazione diventerebbe caotica e dovremmo chiudere e non è quello che vogliamo”.
15:03 - “Il Consiglio federale propone l’estensione e i Cantoni decideranno. Ma da quando si attuerà la misura?”
“Noi stiamo cercando di anticipare la misura per essere pronti, quando sarà necessario, di fare questo passo. Potrebbe essere anche che ci sarà una consultazione senza decisione fino a inizio settembre, in passato abbiamo già avuto discussioni di questo tipo. Questa è la nostra normalità, facciamo una consultazione e poi decidiamo più in là ed è una misura preparatoria in vista dell’autunno. Non so quando sarà necessario, tutto dipende dal rischio e noi non vogliamo avere un sovraccarico degli ospedali, abbiamo imparato abbastanza e ora non vogliamo farci sorprendere. La settimana di consultazione ora ce la possiamo permettere”.
15:01 - “È così efficace questo Certificato Covid dal punto di vista epidemiologico?”
“Io penso che sia sensato perché non abbiamo esattamente un’alternativa. Il Certificato non è la nostra normalità del passato ma per il momento non c’è nessun’altra possibilità. Con il certificato non si è esenti dal rischio, non è un assicurazione casco totale ma diminuisce fortemente i rischi”.
14:58 - “Probabilmente ci sarà una divisione della società. Non solo tra vaccinati e non vaccinati ma chi ha disponibilità economica di farsi testare e chi no. Come vede questo spacco della società?”
“Ci troviamo in una situazione in cui cerchiamo di trovare una soluzione. A partire dal momento in cui c’è il vaccino, è gratuito è diverso nei confronti del virus perché è un vaccino che funziona grazie agli individui. Il Consiglio federale ha deciso che a lungo termine i costi dei test ripetuti non saranno più giustificabili e sostenibili, noi vogliamo che chi non si è vaccinato si vaccini ma i test per le persone sintomatiche saranno gratuiti”.
14:55 - “In che misura un’estensione dell’obbligo del Certificato cercate di mettere sotto pressione i non vaccinati?”
“Si cerca soprattutto di permettere a tutte le attività economiche di essere pronti. La situazione oggi è diversa e possiamo frenare questi rischi di infezioni con la possibilità di dimostrare che non si è contagiosi con il Covid Pass. Questa è un’evoluzione positiva e io sono d’accordo ma dobbiamo affrontare la realtà e il rischio non è da scartare”.
14:53 - “Quale soglia si ha?”
“Non importa la soglia ma il dinamismo, cioè come evolve. Il criterio sono le ospedalizzazioni ma dipende tanto anche l’andamento. Oggi gli ospedali non sono sovraccarichi ma le cose possono cambiare veramente rapidamente”.
Mathys: “Il Consiglio federale ha fissato degli indicatori e questi non sono stati raggiunti ma il Governo sulla base delle stime ha permesso degli andamenti, era come un sistema a semaforo. Quello che ora è veramente decisivo è sapere o almeno poter stimare la dinamica dell’evoluzione”.
14:52 - “Il Consiglio federale non dovrebbe essere più cauto con le dichiarazioni?”
“La pandemia ci ha insegnato che una cosa che vale un giorno può cambiare il giorno dopo, non è niente di nuovo. Non siamo noi che decidiamo cosa succede, ci adattiamo allo sviluppo della situazione e un paio di settimane fa chi sarebbe andato a pensare che sarebbe andata così. Questa è la realtà di questa pandemia, con tre settimane di anticipo non si può sapere cosa capiterà, questo sarà un iter da seguire per diverso tempo”.
14:50 - “Ha lanciato il dibattito sull’estensione del Certificato e ha detto che era un argomento spinoso”
“A suo tempo la situazione era diversa, questo dimostra ancora una volta come le cose possono cambiare rapidamente. Due settimane fa la situazione negli ospedali era completamente diversa, la priorità assoluta oggi la mettiamo nella campagna di vaccinazione e a quel tempo non pensavamo che le cose potessero andare così”.
14:48 - “Si tratta di una misura preventiva, ha pensato ai costi per le strutture?”
“I grandi costi sono le chiusure, è un elemento che può essere guardato con un occhio positivo per avere anche una certa sicurezza. Le persone che oggi rinunciano a una vita sociale potrebbero ricominciare grazie a questa garanzia. Per i controlli, invece, ci sono già strutture che hanno effettuato questi lavori come per esempio le strutture sportive”.
14:48 - Domande
14:44 - Altro accordo con Pfizer
“La Confederazione ha firmato un nuovo contratto con Pfizer per i prossimi anni, per avere accesso ai vaccini. Il presupposto è che il tutto dovrà essere omologato da Swissmedic. Il nuovo contratto prevede per ciascuno degli anni 2022 e 2023 una fornitura di 7 milioni di dosi con un’opzione per ulteriori 7 milioni di dosi ogni anno”.
14:42 - Sui test
“La strategia dei test è una misura importante per controllare la pandemia, dopo aver consultato i cantoni abbiamo deciso di continuare con i test ripetuti nelle scuole e nelle case di riposo e di pagare i test per le persone sintomatiche. Oggi abbiamo anche deciso che gli svizzeri all’estero e i frontalieri possono vaccinarsi, è nell’interesse per tutti e questi costi saranno assunti dalla Confederazione”.
14:41 - Decisione presa solo se necessaria
“Il Certificato Covid è obbligatorio oggi per le manifestazioni con oltre mille partecipanti e le discoteche e potrebbe diventare obbligatorio nei bar, ristoranti e nei musei, nei bagni termali che hanno spazi all’interno. Ci sarebbe l’eccezione degli incontri privati e per le manifestazioni politiche. Ci sono anche delle eccezioni per i più piccoli e per le attività all’esterno. Il Consiglio federale ha anche deciso di riflettere sull’uso del Certificato Covid sul posto di lavoro”.
14:38 - “Non vogliamo più chiudere”
“La vaccinazione non avanza come sperato. La situazione resta molto incerta, dieci giorni fa c’è stato un raddoppio dei casi, noi ci basiamo sulle ospedalizzazioni e negli ultimi mesi pare che la cosa sia rallentata e bisogna tenere d’occhio la situazione. Dal momento in cui sappiamo che ci sono due o tre settimane di ritardo, vogliamo essere pronti per poter adottare queste misure qualora si rivelassero necessarie. La consultazione va avanti fino al 30 agosto e prevede un’estensione del certificato che prevede diversi vantaggi e mostrare chi ha un rischio ridotto del contagio. 5 milioni e mezzo di persone dispongono di questo certificato dopo il vaccino, questo certificato è una misura che permette di evitare le chiusure e i lockdown a livello economico. Non vogliamo più assolutamente chiudere, il Certificato Covid permette di mantenere la vita sociale”.
14:37 - In consulazione
“Abbiamo deciso di mandare in consultazione la possibilità di prevedere un’estensione dell’obbligo del certificato Covid per alcune attività sensibili dal punto di vista epidemiologico”.
14:33 - “Negli ospedali situazione sotto controllo”
“Negli ospedali la situazione al momento è sotto controllo, vogliamo però evitare di sovraccaricare il sistema ospedaliero ed è questo il criterio principale per prendere le nostre decisioni politiche. È quindi giusto non decidere in ritardo ma reagire. Abbiamo visto che le cose possono andare molto velocemente, il 67% degli adulti è vaccinato ma il 33% non lo è. Noi quindi dobbiamo evitare il rischio di perdere di vista la situazione, il numero dei casi negli ospedali va tenuto sotto controllo e abbiamo avuto 30 volte in più i numeri dei ricoveri e 5 volte in più i ricoverati in terapie intensiva. Di settimana in settimana il virus è raddoppiato perché circola tra i non vaccinati, proteggiamo le capacità degli ospedali e proteggiamo l’accesso agli ospedali ai cittadini. La situazione al momento è sotto controllo ma se dovessero aumentare la situazione sarebbe fuori controllo ”.
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