
Il lavoro per avere in Svizzera un Certificato Covid entro l’estate sta procedendo a pieno ritmo. Potrebbe già essere disponibile a giugno. Sono due le soluzioni tecniche portate avanti e verso metà maggio sarà scelta quella migliore. La prima è sviluppata dall’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione, la seconda dall’azienda di software vodese ELCA. A rivelarlo è stata oggi in conferenza stampa Virginie Masserey, capa della Sezione di controllo delle infezioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica.
Cosa conterrà?
“Si tratta di un Certificato Covid, non di un certificato di vaccinazione”, ha chiarito Masserey. Infatti, conterrà tre parametri: la vaccinazione, la prova di aver già superato la malattia o quella di un test negativo recente. Per questo l’Ufsp sta chiarendo quali saranno i partner che potranno compilare e rilasciare questo certificato. Si parla in primo luogo di centri cantonali di vaccinazione, medici e farmacie. L’Ufsp, però, è anche al lavoro con le associazioni di pazienti e consumatori, affinché il sistema scelto sia semplice da usare. Alcuni aspetti saranno ancora da definire, come i parametri per considerare una persona guarita.
Avrà un QR Code
Sebbene la modalità tecnica sia ancora in fase di studio, il certificato sarà con tutta probabilità basato su un QR code. Sia nella versione cartacea che su cellulare, sarà verosimilmente attraverso questo codice che le autorità potranno controllare le prove della vaccinazione o degli altri criteri.
Per cosa servirà in Svizzera?
Nessuno sa ancora per quali scopi il certificato sarà usato in Svizzera. Questa decisione sarà presa dal Consiglio federale dopo aver consultato i Cantoni, ha spiegato Virginie Masserey. Ma l’ipotesi, ha aggiunto, è che sia “richiesto per accedere a luoghi ad alto rischio di contagio, come manifestazioni, club o discoteche”.
Collaborazione internazionale
Se in Svizzera la decisione sull’utilizzo del certificato è ancora in divenire, e sarà verosimilmente frutto di scontri, a livello internazionale appare ormai chiaro che molti Paesi lo richiederanno per attraversare i confini. Per questo l’Ufsp, ha spiegato Masserey, sta collaborando con l’Unione europea e l’Organizzazione mondiale della sanità. Fino a che il certificato sarà pronto, però, il certificato di vaccinazione rilasciato da chi lo ha somministrato potrebbe essere usato allo scopo.
Situazione epidemiologica rassicurante
Virginie Masserey ha commentato anche la situazione epidemiologica che, sul fronte delle infezioni e dei ricoveri dovuti al coronavirus, è rassicurante al momento e non contraddice la decisione del Consiglio federale, entrata in vigore la scorsa settimana, di allentare le misure restrittive. Secondo Masserey, le vaccinazioni stanno avendo gli effetti positivi sperati. In merito alla variante indiana del virus, è importante fare tutto il possibile affinché essa non si diffonda. Al momento, quest’ultima variante è ancora rara negli Stati Schengen. Masserey ha spiegato che, in Svizzera, è tutt’ora predominante la variante inglese del coronavirus. Ciò che è positivo, ha aggiunto, è che i vaccini ottenuti con le nuove procedure (mNRA) sono efficaci anche contro le varianti. In merito alla tanto discussa variante “svizzera”, nota già dalla primavera del 2020, quest’ultima non ha caratteristiche particolari circa la severità del decorso rispetto a quella britannica, per esempio. E ciò anche se ci sono stati alcuni casi, peraltro rari, di reinfezione con la variante “nostrana”. In merito alla situazione epidemiologica, la stabilizzazione alla quale assistiamo è rassicurante, ma anche la prova che la popolazione si attiene alle misure di sicurezza, nonostante le recenti aperture. Ad ogni modo, è ancora prematuro affermare con sicurezza che gli allentamenti non hanno avuto un’incidenza sul numero di infezioni. Al momento, tuttavia, sia i ricoveri che le nuove infezioni, come anche i decessi, si situano a un quarto circa del picco raggiunto durante la seconda ondata pandemica.
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