Certificato Covid anche sulle piste da sci?
Lo auspica il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità
di Keystone-ATS
Certificato Covid anche sulle piste da sci?
Foto Chiara Zocchetti

Il certificato Covid va introdotto anche per accedere alle piste da sci: lo sostiene il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS) Lukas Engelberger.

“Sciare e trascorre vacanze invernali sono qualcosa di volontario e di svago: un obbligo è giustificabile“, afferma il consigliere di stato di Basilea Città in un’intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung.

Il certificato sarebbe nell’interesse di tutti. “Per la clientela è più gradevole, non si deve indossare mascherine tutto il tempo e ci ci può ancora sentire al sicuro“. Gli impianti di risalita potrebbero sfruttare meglio le loro capacità. Molti ospiti avranno inoltre già in ogni caso un certificato.

Engelberger è per contro contrario a imporre il pass su treni e bus. “Il trasporto pubblico fa parte dell’infrastruttura di base: pertanto non mi sembra legittimo richiedere un certificato“, spiega. “Esiste inoltre già un buon piano di protezione sotto forma di mascherina obbligatoria“.

Il politico dell’Alleanza del Centro è anche convinto che con le misure appena prese dal Consiglio federale per estendere l’obbligo del passaporto Covid il tasso di vaccinazione salirà a più del 70% entro la fine dell’autunno. Non si può però supporre che allora saranno revocate tutte le misure di protezione.

Engelberger prende posizione anche riguardo alle critiche mossegli per le sue posizioni decise sul tema. “Mi difendo con veemenza dall’accusa di aver promosso la divisione della società. Non sono un appello, la vaccinazione e nemmeno il certificato che dividono la società, ma il virus. La vaccinazione è il migliore, se non l’unico, mezzo per unirci di nuovo. Ciò è dimostrato“, afferma il 46enne con studi in giurisprudenza e patente d’avvocato. “Per questo è legittimo chiedere la vaccinazione ed esercitare una certa pressione“.

“Non ho screditato nessuno“, continua. “Si parla di scienza e politica sanitaria basata sui fatti. È importante e giusto spiegare alla gente che la vaccinazione è la soluzione al problema della pandemia, ma appunto solo se il tasso dei vaccinati è sufficiente“, argomenta il giurista che ha lavorato per Hoffmann-La Roche. “In questo senso, i non vaccinati sono parte del problema, mentre i vaccinati sono parte della soluzione. Rimango fedele a ciò che ho detto. È importante discutere il fatto che c’è anche una certa responsabilità sociale nell’essere vaccinati“.

Engelberger ritiene anche probabile che sia necessaria una terza dose: la domanda a suo avviso è quando. “E suppongo che dovremo rivaccinarci periodicamente in futuro. Forse non tutti gli anni, ma ripetutamente“, conclude il consigliere di stato eletto nel 2014.

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