
Le proposte dell’esecutivo sono lacunose e le conseguenze finanziarie richiederebbero nuove indennità per casi di rigore. Con queste motivazioni la Federazione svizzera dei centri di fitness e di salute si è opposta al certificato Covid obbligatorio messo in consultazione dal Governo.
“Diminuirebbe il fatturato”
Come noto, infatti, il Consiglio federale vorrebbe esterne l’uso in vari luoghi, tra cui la ristorazione, le piscine al chiuso, i musei e, appunto, centri fitness. Secondo la loro associazione di riferimento, ciò comporterebbe una diminuzione del fatturato del 20-40%, perché i clienti non vaccinati non potrebbero più allenarsi e, dunque, rescinderebbero o non rinnoverebbero i loro contratti.
Necessario il sostegno pubblico
Il fallimento delle aziende – avverte la federazione - potrebbe essere evitato solo con un immediato sostegno pubblico, sotto forma di contributi a fondo perso per i costi non coperti. Come misura immediata, inoltre, bisognerebbe ristabilire i prestiti Covid-19. I centri fitness, insomma, temono una voragine finanziaria: il periodo da marzo 2020 all’estate 2021, infatti, è stato segnato da una perdita del giro di affari tra il 20 e il 50%.
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