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Svizzera
CEDU: no competenza giustizia svizzera per tortura in Tunisia
Redazione
8 anni fa

No definitivo da Strasburgo a un tunisino naturalizzato svizzero che, affermando di essere stato torturato nel suo paese d'origine, aveva chiesto invano alla giustizia elvetica di imporre alla Tunisia un risarcimento. Anche la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha respinto il suo ricorso. Già il 21 giugno 2016 la prima Camera della CEDU aveva deciso, con una maggioranza risicata di quattro voti su tre, che non è stato violato l'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Questo sancisce il diritto a un processo equo. Nella sentenza pubblicata oggi la Grande Camera, con un risultato assai più chiaro (15 voti contro 2) conferma il giudizio della prima Camera, che a sua volta confermava quello del Tribunale federale e delle istanze elvetiche precedenti. Il ricorrente, nato nel 1962 in Tunisia e residente a Versoix nel canton Ginevra, dopo aver ottenuto l'asilo in Svizzera aveva presentato alla giustizia ginevrina una richiesta di riparazione per atti di tortura subiti nel suo paese. Secondo le sue affermazioni, nell'aprile 1992 era stato arrestato in Italia e successivamente condotto a Tunisi da agenti tunisini. Lì sarebbe stato torturato nei locali del ministero dell'Interno, dal 24 aprile al primo giugno, su ordine dell'allora ministro dell'Interno Abdallah Kallel. In seguito sarebbe riuscito a fuggire e a rifugiarsi in Svizzera nel 1993, dove ha ottenuto l'asilo nel 1995.

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