
La Confederazione deve poter finanziare più facilmente le misure urgenti e gli aiuti d'emergenza in seguito a catastrofi naturali. È quanto deciso oggi dal Consiglio degli Stati, che ha approvato con 20 voti favorevoli e 15 contrari (4 astenuti) una mozione commissionale in tal senso.
L'obiettivo è semplificare lo sblocco delle risorse finanziarie necessarie per gestire l'impatto dei sinistri e favorire la ripresa economica. Il sistema attualmente in vigore costringe spesso le autorità a ricorrere a leggi speciali urgenti o al diritto di necessità, procedure che appesantiscono l'iter burocratico.
L'esempio di Blatten
A titolo d'esempio, Beat Rieder (Centro/VS) ha ricordato come la frana che ha sepolto Blatten (VS) nel 2025 abbia richiesto l'adozione di una legge federale urgente per sbloccare i primi 5 milioni di franchi di aiuti. Inoltre, è attualmente in fase di preparazione un messaggio speciale per lo stanziamento di circa 36 milioni di franchi destinati a coprire i danni causati dalle ondate di maltempo del 2024.
Secondo la commissione, l'attuale procedura per l'erogazione di aiuti straordinari è complessa e costellata di incertezze. Una nuova base legale permetterebbe invece di cofinanziare le misure d'urgenza tramite il bilancio generale della Confederazione garantendo un aiuto standardizzato e giuridicamente certo.
Il Consiglio federale si è opposto alla mozione, ritenendo inopportuno elaborare un nuovo progetto di legge mentre le basi legali esistenti sono ancora in fase di revisione.
Un'iniziativa non inedita
La proposta di creare una legge specifica per le catastrofi naturali non è inedita. Circa un anno fa, il «senatore» Fabio Regazzi (Centro/TI) aveva presentato un'iniziativa parlamentare per istituire un fondo nazionale d'emergenza, in risposta ai gravi eventi che hanno colpito Ticino, Grigioni e Vallese nell'estate precedente.
Durante il dibattito di giugno sugli aiuti per Blatten, Regazzi ha ribadito che l'attuale precarietà del sistema non è più sostenibile, rivendicando certezza del diritto e parità di trattamento tra le regioni. Diversi oratori hanno sottolineato come, sebbene i cantoni alpini siano i più esposti, i rischi legati alle alluvioni riguardino ormai anche le zone di pianura.
Regazzi ha poi ritirato la propria iniziativa a favore della mozione commissionale adottata oggi. Il dossier passa ora all'esame del Consiglio nazionale.

