
Pace e sicurezza, prosperità, sostenibilità e digitalizzazione: sono le quattro priorità della politica estera svizzera da oggi al 2023, fissate dal Consiglio federale, che punta anche a un consolidamento delle relazioni con l'Unione europea (UE).
Presentati gli obiettivi
Gli obiettivi sono stati illustrati oggi a Berna alla stampa dal consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Presentando le decisioni del governo, il ticinese ha sottolineato che "in un momento storico in cui il mondo è caratterizzato da una volatilità sempre maggiore, un quadro di riferimento come questo è fondamentale per guidare l'azione della Svizzera all'estero".
Diversa dalla strategia precedente
La "Strategia di politica estera 2020-2023" - documento che si fonda sulla Costituzione e fa leva sulla costanza, la fiducia e la tradizione - pone nuovi accenti rispetto alla strategia precedente e offre nuovi strumenti adeguati a un contesto globale in cui i parametri sono caratterizzati da continuo cambiamento.
"Reagire ai cambiamenti"
Per la prima volta "la presente strategia è il frutto di un processo interdipartimentale", ha rilevato il ministro degli esteri: serve al Consiglio federale e all'Amministrazione da "bussola comune per posizionare il nostro Paese nel mondo e al contempo garantisce la flessibilità necessaria per reagire rapidamente ai cambiamenti".
Quattro priorità, ma molta attenzione all'UE
Quattro le priorità tematiche stabilite dal Consiglio federale: pace e sicurezza, prosperità, sostenibilità e digitalizzazione. A queste, ha precisato Cassis, si aggiungono obiettivi concreti per tutte le regioni del mondo - con un'attenzione particolare per l'Europa e l'UE - e priorità per la rete esterna e la comunicazione.
Le relazioni con l'Unione europea restano il punto centrale dell'azione del governo. Lo ha affermato il consigliere federale ticinese Ignazio Cassis, a margine della conferenza stampa di presentazione della nuova strategia politica della Confederazione.
La difesa degli interessi della Svizzera - in quanto Paese europeo - sulla scena internazionale passa prima di tutto dall'Europa. La conclusione di un accordo istituzionale con l'UE è quindi in cima alla lista degli obiettivi concreti menzionati nella strategia di politica estera al capitolo dedicato al vecchio continente.
Interpellato in merito da un giornalista, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non ha voluto esprimersi sul realismo di puntare a una firma del cosiddetto accordo quadro entro la fine di quest'anno. "Più a lungo si è in carica e più si diventa prudenti nell'esprimersi a questo proposito", ha affermato Cassis. Il governo vuole consolidare il suo accesso al mercato interno dell'UE e rafforzare la via bilaterale.
L'obiettivo è chiaro, ma bisognerà che il popolo respinga alle urne il prossimo 17 maggio l'iniziativa "per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)" dell'UDC che mira a porre fine alla libera circolazione delle persone. Poi bisognerà impegnarsi a fondo affinché la Svizzera possa proporre a Bruxelles chiarimenti sull'accordo che godano del sostegno della maggioranza della popolazione, ha aggiunto Cassis.
Nel frattempo, l'UE ha sospeso tutti i negoziati sugli accordi settoriali, che riguardano l'elettricità, la sicurezza alimentare come pure la salute pubblica. Alla fine di maggio, le aziende svizzere di tecnologia medica rischiano di perdere il riconoscimento dell'equivalenza dei loro dispositivi. "I dipartimenti dell'Economia e dell'Interno stanno già lavorando a un Piano B a questo proposito", ha detto il ministro degli esteri.
La strategia del Consiglio federale mira a una politica europea coerente con un migliore coordinamento dei vari dossier. Il governo vuole anche assicurare le sue relazioni con il Regno Unito approfondendo la strategia chiamata "Mind the gap".
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