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Svizzera
Cassis de Dijon: meno qualità per tutti?
Redazione
16 anni fa

Produrre e vendere in Svizzera generi alimentari, ma non solo, che non rispettano la legislazione elvetica. È possibile dal primo luglio con l'introduzione in Svizzera del principio del Cassis de Dijon. Una disposizione che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro, molti temono infatti una diminuzione della qualità dei prodotti "made in Switzerland". Ultimamente ha fatto molto discutere il caso dello sciroppo: in Svizzera, l'Ordinanza sulle bevande analcoliche impone che questa bevanda sia composta di almeno il 30% di frutta. Un grande dettagliante produce nella Confederazione e vende in tutta legalità nei suoi negozi uno sciroppo con solo il 10% di frutta. Com'è possibile? Semplice: l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha autorizzato la vendita di sciroppo di frutta fabbricato secondo il diritto francese, poco importa se prodotto in Francia o in Svizzera. Finora l'UFSP ha convalidato otto prodotti, tra i quali figura, oltre allo sciroppo citato, il sidro prodotto secondo le norme danesi che prevedono una quantità massima d'acqua dell'85% (norme svizzere: 30%), le gazzose italiane contenenti taurina e il formaggio grattugiato tedesco contenente fecola. Non tutti sono però favorevoli a quest'apertura del mercato: i Verdi, ad esempio, temono una diminuzione della qualità. Gli ecologisti ritengono che "vendere sciroppo con tre volte meno succo di frutta sia un inganno nei confronti dei consumatori". Criticato anche il non rispetto delle norme elvetiche: "i nostri fondamenti giuridici non sono più validi, sono diventati carta da macero", afferma all'ATS il segretario politico del partito Iwan Schauwecker. Secondo l'UFSP le prescrizioni svizzere non sono tuttavia divenute obsolete: "i produttori svizzeri adesso hanno la scelta secondo quali norme vogliono produrre", ha detto all'ATS Judith Deflorin, dell'Unità di direzione protezione dei consumatori dell'Ufficio. Se i fabbricanti rispettano le norme svizzere potrebbero inoltre segnalare sull'etichetta "prodotto secondo la legge svizzera", ha aggiunto. Non esiste invece un obbligo di segnare gli articoli prodotti secondo norme estere. Per bocca della sua portavoce Marianne Binder, il PPD, che in Parlamento aveva sostenuto il Cassis de Dijon, ammette che potranno essere commercializzati in Svizzera prodotti di qualità inferiore. Sarà però il consumatore a scegliere quale merce vorrà acquistare: "non vogliamo metterlo sotto tutela", ha aggiunto. Lo scopo del Cassis de Dijon è di combattere la cosiddetta "isola dei prezzi elevati" e il turismo dello shopping. L'autorizzazione di produrre in Svizzera a norme europee è stata concessa per non discriminare i produttori elvetici, ha affermato Binder. Secondo l'UDC, il Cassis de Dijon avrà invece come conseguenza un livellamento della qualità verso il basso. Per il segretario generale del partito Martin Baltisser "è solo una questione di tempo. Prima o poi la politica esigerà un correttivo di questa situazione insostenibile". Anche le associazioni dei consumatori non sono del tutto entusiaste: "malgrado siamo globalmente a favore del Cassis de Dijon, abbiamo sempre chiesto che questo principio venga applicato ai soli prodotti importati, così come avviene nell'Ue", ha affermato all'ATS Aline Clerc della Federazione romanda dei consumatori (FRC). Le fa eco il presidente dell'ACSI Mario Jäggli ricordando che le associazioni avevano (vanamente, ndr) chiesto l'obbligo per i fabbricanti di indicare sulla merce quale legislazione gli articoli rispettano. Jäggli non teme però un calo della qualità dei prodotti svizzeri. L'introduzione del principio del Cassis de Dijon in Svizzera era stata approvata a metà giugno del 2009 dalle Camere federali. La relativa Legge sugli ostacoli tecnici al commercio (LOTC) è entrata in vigore il primo luglio 2010. In base a tale principio ciò che è legalmente fabbricato e messo in commercio nell'UE o nello Spazio economico europeo (SEE) può essere venduto liberamente anche in Svizzera, senza sottostare ad ulte

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