Cerca e trova immobili
Svizzera
Casse pensioni, accordo trovato tra sindacati e datori di lavoro
Casse pensioni, accordo trovato tra sindacati e datori di lavoro
Casse pensioni, accordo trovato tra sindacati e datori di lavoro
Redazione
7 anni fa
I partner sociali hanno proposto oggi di ridurre l'aliquota di conversione minima della LPP dal 6,8 al 6%

I datori di lavoro e i sindacati hanno raggiunto un compromesso per una riforma della previdenza professionale (LPP). Entrambe le parti sociali hanno dovuto ingoiare rospi, ma sono molto soddisfatte.

Le trattative durate oltre un anno sono state obiettive, rispettose e orientate agli obiettivi, ha affermato il presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI) Valentin Vogt durante la conferenza stampa odierna di presentazione della proposta. Nessuno è semplicemente riuscito a portare avanti la sua soluzione: è stato raggiunto un vero compromesso. "Ciò mi riempie di orgoglio", ha detto Vogt.

Nel corso delle trattative è riuscito ad ottenere dai sindacati l'approvazione per la riduzione dal 6,8 al 6% dell'aliquota minima di conversione nella previdenza professionale obbligatoria (LPP), che comporterebbe in un solo colpo un abbassamento della rendita del 12%. Una riduzione è già fallita due volte alle urne a causa dell'opposizione della sinistra.

Oggi, tuttavia, è necessario ridistribuire ogni anno diversi miliardi dalla parte non obbligatoria nella previdenza professionale, poiché le promesse di rendita non possono essere coperte dall'attuale avere di vecchiaia LPP. Le principali cause sono l'aumento dell'aspettativa di vita e i minori rendimenti degli investimenti. "Dobbiamo accettare la riduzione", ha spiegato il presidente l'Unione sindacale svizzera (USS) Pierre-Yves Maillard, precisando che a differenza delle proposte precedenti questa volta la flessione sarà compensata.

Rottura tabù LPP

Anche Vogt ha dovuto fare delle concessioni. Una di queste è un supplemento delle rendite per i futuri beneficiari stanziato in modo solidale. Esso verrebbe finanziato mediante un contributo salariale dello 0,5% su redditi fino a 853'200 franchi, versato con ripartizione. Ad approfittarne sarebbero i lavoratori a basso salario nonché quelli a tempo parziale. Ciò permetterebbe anche di mantenere il livello pensionistico di una generazione transitoria di 15 anni.

Distribuire i contributi mediante una ripartizione equivale a infrangere un tabù della previdenza professionale. Si tratta di una concessione alla sinistra, che fatica ad accettare di far affluire soldi nel secondo pilastro e vuole invece rafforzare l'AVS a ripartizione. Vogt ha però ricordato che vi è già una ridistribuzione, ma oggi essa avviene da giovani ad anziani.

Questo elemento rafforzerebbe la credibilità del secondo pilastro, ha detto Maillard, aggiungendo: "Siamo molto soddisfatti". Il presidente di Travail Suisse Adrian Wüthrich ha parlato di una "svolta", aggiungendo che il supplemento delle rendite non è l'unico risultato ottenuto dai due sindacalisti.

Benefici per le donne

Essi sono riusciti a conseguire notevoli miglioramenti per i dipendenti a tempo parziale, quelli a basso reddito e quindi in particolare delle donne. La deduzione di coordinamento, che determina il salario assicurato, andrebbe dimezzata a 12'443 franchi. Questa riduzione si tradurrebbe in un aumento del guadagno assicurato, di cui beneficerebbero in particolare i salariati a tempo parziale. Ciò riflette meglio la realtà odierna nel mondo del lavoro, ha affermato Wüthrich.

La soglia d'ingresso rimarrebbe a 21'330 franchi, per cui per i dipendenti con più redditi non cambierebbe nulla. I contributi salariali andrebbero invece adattati in modo tale che i lavoratori più anziani diventerebbero più concorrenziali di quanto lo sono oggi. Attualmente, i contributi per la fascia di età 45-54 anni ammontano al 15% e per i più anziani al 18%. In futuro sarebbero pari al 14% del salario assicurato per entrambe le fasce d'età. Per contro quelli dei dipendenti più giovani ammonterebbero al 9% del salario soggetto alla LPP per le persone tra i 25 e i 44 anni e al 14% a partire dai 45 anni. In futuro, vi sarebbero solo due categorie di età.

Qualcuno deve pagare

I costi aggiuntivi ammontano a 2,7 miliardi di franchi. Vogt ha parlato di un "buon rapporto costi-prestazioni" accettabile anche per le piccole e medie imprese (PMI). Maillard ha affermato che il compromesso manterrebbe il livello delle pensioni e in alcuni casi addirittura le aumenterà. D'altro canto, qualcuno dovrà pagare per questo: "I miracoli non esistono", ha aggiunto.

Questa mattina le parti sociali hanno presentato la loro proposta di riforma della LPP al consigliere federale Alain Berset. Dopo il fallimento alle urne nel 2017 dell'ultima riforma, il ministro aveva incaricato le parti sociali di trovare una soluzione per il secondo pilastro. Ora spetta al Consiglio federale decidere se sottoporre o meno questo compromesso al Parlamento. L'ultima parola dovrebbe averla la popolazione.

I rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori si sono mostrati oggi convinti di poter ottenere la maggioranza per il "compromesso delle parti sociali". "Il partenariato sociale è vivo", ha detto Wüthrich. Entrambe le parti hanno messo in guardia il Consiglio federale e il Parlamento dall'armeggiare con l'accordo.

La soluzione delle parti sociali sarà tuttavia sicuramente messa alla prova. L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), l'organizzazione mantello per le PMI, non sostiene il compromesso e ha presentato oggi a Berset delle proprie proposte di riforma. Anche in questo caso l'aliquota di conversione verrebbe abbassata, ma non sono previsti ne un'integrazione pensionistica a ripartizione e neppure un contributo salariale aggiuntivo.

Le parti sociali favorevoli si rammaricano di non avere l'appoggio dell'USAM e ritengono che soluzioni per le quali non ci sono maggioranze non servono a nulla. Sperano inoltre che la riforma possa essere attuata entro il 2022.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata