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Svizzera
Caso TiSin: “Un tiro al piccione”
Marco Jäggli
5 anni fa
Boris Bignasca si esprime sulla questione dei contratti collettivi stipulati sotto il minimo sindacale da parte dell’associazione: “Quelle aziende altrimenti avrebbero chiuso”. E sui salari non progressivi: “Un errore di inesperienza”

“Un tiro al piccione, senza il piccione”, così ha definito Boris Bignasca, capogruppo Lega in Gran Consiglio, la discussione in aula (avvenuta ieri) riguardante i salari minimi e TiSin, l’associazione balzata agli onori della cronaca per aver negoziato contratti collettivi inferiori al salario minimo con tre aziende ticinesi. Dibattito a cui Bignasca non ha partecipato proprio in quanto aderente a TiSin, ma su cui si è espresso, per la prima volta approfonditamente, alla trasmissione “Detto tra noi” di Teleticino.

“La maggioranza della Lega ci sostiene”
Un tiro al piccione cui ha partecipato anche Daniele Caverzasio, ex capogruppo Lega che ha dichiarato “è difficile difendere l’infendibile, non difenderò mai salari a 15 franchi l’ora”. Segno di maretta anche in casa leghista? “Prima della seduta ho avuto una riunione con il gruppo Lega dove ho spiegato le mie ragioni e la maggioranza mi ha espresso sostegno e solidarietà per la situazione”, ha risposto Bignasca, aggiungendo che “’idea di fare un sindacato vicino alla Lega nasce una decina di anni fa, anche il nome TiSin era pronto da dieci anni”. Per Bignasca “è una start up” che avrebbe però operato in più ambiti in questi 10 anni prima di stipulare i contratti in questione.

“Senza Ccl licenziamenti o chiusure”
Per quanto riguarda il caso Ticino Manifacturing, cui appartengono le tre aziende coinvolte nel contratto collettivo incriminato, Bignasca ha dichiarato che “queste tre aziende con il salario minimo a 19 franchi probabilmente avrebbero licenziato, chiuso o delocalizzato e sono state abbandonate dai sindacati storici”. Non sono state abbandonate proprio per questo motivo? “Questo lo dicono loro, in realtà Ocst e Unia hanno firmato Ccl a 15,20 franchi nel mondo della moda, non vedo perché gridino allo scandalo verso di noi”. A questo riguardo però, va specificato, i contratti citati erano progressivi, con l’obiettivo di arrivare al salario minimo nel 2026.

Perché salari non progressivi? “Inesperienza”
Perché questa progressione, presente negli altri contratti, non si trova nei contratti TiSin? “Forse per inesperienza, è sicuramente una cosa di cui abbiamo discusso e che sicuramente si può ‘copiare’ e inserire anche in questo Ccl e nei prossimi”. Secondo Bignasca comunque l’agire è giustificato dalla situazione economica: “Sarei felice se i lavoratori guadagnassero di più, anche se in questa fase di post-pandemia è molto difficile, specialmente con la competizione dei salari esteri, magari in Bulgaria o nel sud est asiatico”.

Sull’utilità e il danno di queste aziende per il Cantone
Una posizione però che va contro su quanto si è spesso detto anche sul Mattino, dove si scriveva che “queste aziende non portano niente, quindi meglio mandarle via”. Un’obiezione quindi che viene anche dalla sua parte politica: “I primi a perdere sarebbero i lavoratori, senza posto di lavoro. Il Ticino perderebbe le imposte e quindi una serie di oneri sociali che ci servono per finanziare Avs e disoccupazione. Non siamo in una fase economica dove ci possiamo permettere di dire ‘non vogliamo questo, vogliamo qualcos’altro’, se uno ha al telefono Elon Musk o altre aziende che dicono ‘vogliamo quei terreni e verremo pagando 25/30 franchi l’ora di minimo’, queste le prenderemmo volentieri. Ma queste aziende non ci sono, è molto difficile portarle in Ticino, al massimo qualche filiale”.

Incentivo al frontalierato?
Comunque una critica forte della Lega a queste operazioni è di incentivare il frontalierato “peggiore”, che portano traffico e consumano il territorio. Non è la stessa cosa che avete fatto voi? “Diciamo da tempo che il frontalierato peggiore è quello del terziario, quello che porta via lavoro dai settori in cui i residenti cercano lavoro. L’industria e l’edilizia hanno sempre vissuto anche grazie al frontalierato, è l’eccessivo frontalierato nel terziario che cerchiamo di combattere. Nel frontalierato del secondario si è sempre rimasti sui 20-30'000 frontalieri, che è accettabile, ma è nei 40-50’000 del terziario che c’è l’effetto sostituzione. Una delle aziende sotto torchio lavora in Ticino da 80 anni e nessuno si era mai lamentato”.

TiSin è davvero un sindacato?
Bignasca ha inoltre parlato della necessità per la Lega di costituire un sindacato per poter meglio competere con gli altri partiti - “Il Plr è vicino al mondo economico, il Ps ha Unia e il Ppd Ocst” - mentre sulle accuse di non essere un sindacato in quanto troppo vicino alla parte padronale, che paga parte delle quote: “Quando siamo andati davanti all’arbitro unico delle paritetiche eravamo un sindacato, quando siamo andati in pretura per difendere dei lavoratori eravamo un sindacato, quando abbiamo parlato con le aziende per i nostri affiliati eravamo un sindacato. Lo siamo anche adesso, forse con degli errori ma siamo un sindacato”. Ha inoltre confermato che, dopo padronato e sindacati, TiSin si aspetta di incontrare Christian Vitta sulla questione nel prossimo mese.

Guarda la puntata completa di “Detto tra noi”

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