
"Basta", "Fine partita", "Il tempo dell'indulgenza è finito", "Politicamente morto". La stampa svizzera è oggi molto severa con Samuel Schmid, dopo le ultime rivelazioni emerse ieri e le richieste di dimissioni piovute da destra, centro e sinistra. "Schummel-Schmid": "Schmid imbroglione", titola il "Blick" in prima pagina. "Quante schmidate si possono ancora tollerare?", rincara il giornale popolare in seconda e terza pagina inventando un neologismo. Nel commento si rileva che per il ministro la via si fa "drammaticamente angusta" dopo che sul caso Nef ha "palesemente detto soltanto la mezza verità e celato i fatti". "Schmid mi ricorda molto (l'ex presidente USA) Richard Nixon", titola ancora il quotidiano zurighese prendendo lo spunto nella posta dei lettori: "sempre ammettere solo quel che non si può più negare". La composta "Neue Zürcher Zeitung" non è molto più tenera nel suo commento. "Basta" nascondere i fatti, se Schmid non riesce al più presto a informare in modo completo e credibile le commissioni di gestione del parlamento sulle circostanze della nomina di Roland Nef a capo dell'esercito "la sua capacità di azione politica tende a zero", scrive il giornale. Per la "Berner Zeitung" il "tempo dell'indulgenza" verso Schmid è "finito". Secondo il quotidiano bernese, la capacità di azione di Schmid è già a zero, e questo alla vigilia della sessione autunnale, in cui il parlamento è chiamato ad affrontare temi importanti per l'esercito (programma d'armamento, legge militare). Secondo la "Neue Luzerner Zeitung", "si sono mancate tutte le opportunità di fare infine luce sui pesanti rimproveri riguardo al caso Nef" e "purtroppo nulla lascia pensare che Schmid intenda scostarsi dalla sua strategia del silenzio". Una gran "brutta strategia, quando ci si deve riguadagnare la fiducia". Per il "St. Galler Tagblatt", il consigliere federale è ormai soltanto un "ministro dell'autodifesa": "la sua permanenza nel governo non ha più alcun senso", l'esercito nell'attuale situazione ha bisogno di un capo, fortemente sostenuto in parlamento. Anche per il giornale romando "Le Temps", il credito di fiducia del ministro è ormai esaurito e "il notaio bernese è ormai politicamente morto". A salvare Schmid è soltanto "la paura comune dei partiti di governo" di veder tornare "una UDC che non sa più essa stessa (...) quale destino scegliere", rileva il quotidiano. Secondo quanto è emerso ieri, con la conferma dello stesso dipartimento della difesa, Schmid era stato informato già nel novembre 2006 del procedimento penale per coazione in corso contro il brigadiere Roland Nef e non soltanto nella primavera 2007 come aveva pubblicamente sostenuto. ATS
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