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Svizzera
Caso Nef: Schmid si difende, è stata una dimenticanza
Redazione
18 anni fa

"Sapevo, ma ho dimenticato". Il consigliere federale Samuel Schmid ha ammesso personalmente di essere stato informato già nel novembre del 2006 sull'avvio di un'inchiesta penale nei confronti di Roland Nef. Ma poi se n'è dimenticato, ha detto oggi ai microfoni di radio DRS: "sono solo un uomo anch'io", si è giustificato. E per ora non intende dimettersi. Schmid ha affermato che in novembre non era ancora il superiore diretto del brigadiere Nef e che, di conseguenza, l'informazione avuta durante una riunione non era di sua competenza. Soltanto alcuni mesi dopo Nef è entrato nella lista dei papabili per la carica di capo dell'esercito. Inoltre un procedimento penale non è ancora una sentenza, visto che vale la presunzione d'innocenza, ha aggiunto il consigliere federale nell'intervista. A suo avviso anche l'archiviazione del caso dopo il pagamento di un indennizzo non costituisce ancora un'ammissione di colpa. Quanto ai contenuti precisi dell'inchiesta, Schmid è tuttora all'oscuro. "So solo quello che scrivono i media", ha detto. Su precisa domanda, Nef gli ha soltanto parlato di un conflitto privato legato alla separazione dalla sua ex compagna. In considerazione dell'archiviazione del caso, "non ho ritenuto di dover guardare sotto le coperte" del graduato, ha affermato Schmid. Il ministro ha inoltre voluto rispettare la sfera privata e si è basato sulla fiducia, forse "troppa", ha ammesso. Schmid non esclude infatti di essere stato informato "in modo incompleto" da Nef. Il ministro della difesa ha comunque detto di capire le critiche dei media, ammettendo di aver fatto alcuni errori. Tuttavia non pensa ancora alle dimissioni. "In caso di bufera bisogna pensarci due volte", ha osservato Schmid, difendendo pure l'operato dell'esercito negli ultimi anni. ATS

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