
Speculazioni al momento attuale su chi sapeva cosa in seno al Consiglio federale in merito alle attività di spionaggio della Crypto, società di Zugo controllata segretamente dalla Cia e dai servizi segreti tedeschi, sono inopportune.
Lo ha dichiarato oggi il vicecancelliere della Confederazione, André Simonazzi, al termine della seduta del Consiglio federale. Oggi il governo è stato informato sugli ultimi sviluppi della vicenda, ma prima di prendere posizione attenderà i risultati dell'inchiesta sul caso, ha spiegato il portavoce dell'esecutivo.
Il 15 gennaio il Consiglio federale ha incaricato l'ex giudice federale Niklaus Oberholzer di chiarire la questione. Il suo rapporto sarà presentato entro fine giugno.
La Delegazione delle Commissioni della gestione del Parlamento (DelCG) non intende però attendere fino all'estate. Potrebbe anche convocare ex ministri, come Kaspar Villiger (PLR, già a capo del dipartimento militare e delle finanze negli anni '90), il cui nome è apparso sui media quale persona informata sui fatti. La settimana prossima, ha spiegato Simonazzi, il Consiglio federale deciderà chi inviare alla DelCG, se sarà richiesto.
La stampa si è fatta latore di illazioni nel fine settimana in merito alle informazioni in possesso di diversi consiglieri federali, provenienti da ogni regione linguistica, sulle attività della Crypto. Secondo la "NZZ am Sonntag" e la "SonntagsZeitung", la ministra Karin Keller-Sutter avrebbe sottoposto al Consiglio federale documenti che proverebbero che l'ex ministro della giustizia Arnold Koller (PPD) fosse ben informato sull'inchiesta della polizia federale su Crypto negli anni '90.
Sarebbe stato anche a conoscenza dei contatti dell'ex consigliere federale Kaspar Villiger con un membro del consiglio d'amministrazione della società. Villiger ha già però negato ogni coinvolgimento o informazione sul caso.
La "NZZ am Sonntag", basandosi su lettere del 1994, afferma che l'allora ministro dell'economia Jean-Pascal Delamuraz e quello degli esteri, il ticinese Flavio Cotti, fossero informati della situazione. Le missive sarebbero state scritte da un uomo d'affari che lavorava per la distribuzione della società in Iran, arrestato nel 1992.
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