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Svizzera
Caso Carlos, in tribunale oggi tre psichiatri
Redazione
5 anni fa
Lo zurighese, che oggi si fa chiamare Brian, comparirà oggi in tribunale per il processo d’appello

Nuovo capitolo nel caso del giovane delinquente zurighese “Carlos”, che oggi preferisce farsi chiamare con il suo vero nome Brian: davanti al Tribunale cantonale si tiene oggi il processo d’appello contro tre psichiatri accusati di averlo legato al letto per tredici giorni nel 2011.

All’epoca Brian aveva 15 anni. Nell’agosto di un anno fa, il Tribunale distrettuale di Zurigo aveva assolto i tre psichiatri della clinica universitaria dall’accusa di sequestro di persona. Il Ministero pubblico, convinto che in quella vicenda il giovane sia stato per una volta vittima e non aggressore, ha deciso di portare il caso davanti alla seconda istanza. L’allora adolescente si trovava in detenzione preventiva dopo aver ferito gravemente un altro giovane con un coltello durante una lite. In prigione aveva tentato di suicidarsi, ciò che aveva spinto le autorità a trasferirlo nella clinica psichiatrica.

“Non c’era alternativa”
Qui i tre psichiatri decisero di immobilizzarlo con delle cinghie e di somministrargli dei farmaci. A partire dal nono giorno, al ragazzo era stata concessa un’ora per sgranchirsi le gambe e fare qualche passo, ma sempre con gli arti inferiori legati e accompagnato da agenti di polizia. Nella sua sentenza, il tribunale di prima istanza aveva condiviso le argomentazioni dei tre imputati, i quali hanno sostenuto che, considerato anche il rischio di suicidio, non c’erano alternative a quelle misure, in attesa che si liberasse un posto nella clinica speciale di Rheinau, realizzata per i giovani criminali affetti da turbe psichiche. Il procuratore aveva chiesto condanne con la condizionale di 14 mesi per sequestro di persona per il principale responsabile e pene pecuniarie per complicità per gli altri due psichiatri.

L’inizio di una lunga odissea
Per Brian iniziò in quegli anni una lunga odissea attraverso prigioni, cliniche e aule di tribunale. Il giovane oggi ha 26 anni ed è detenuto in isolamento - in regime di carcerazione di sicurezza - nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf (ZH), dove sconta una lunga condanna per le ripetute aggressioni in varie strutture di detenzione. I suoi avvocati considerano il suo isolamento, 24 ore su 24, come una forma di tortura. Il Ministero pubblico zurighese ha nel frattempo deciso di impugnare davanti al Tribunale federale la sentenza del Tribunale d’appello zurighese che lo scorso mese di giugno ha condannato Brian a 6 anni e 4 mesi per le aggressioni ai danni di secondini, poliziotti e altri detenuti. In questo caso, la pubblica accusa mira ad ottenere per il giovane la misura dell’internamento. Sulla vicenda è nel frattempo stato lanciato anche un progetto artistico, cofinanziato dalla città e dal canton Zurigo, che affronta questioni come i diritti umani, il ruolo dei media e il razzismo. Negli scorsi giorni si è tenuto a Zurigo un ciclo di colloqui con la partecipazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer, il quale ha chiesto spiegazioni alla Confederazione sulle condizioni di detenzione del giovane delinquente.

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