Case di cura e di riposo: “Ci hanno lasciati soli”
Gli istituti si sono sentiti abbandonati e talvolta addirittura disprezzati. È quanto emerge da un sondaggio del gruppo Tamedia
di Keystone-ATS/MMINO
Case di cura e di riposo: “Ci hanno lasciati soli”

I responsabili delle case di cura e di riposo sono molto critici riguardo all’operato delle autorità federali e cantonali nel quadro della crisi sanitaria scatenata dal coronavirus. Gli istituti si sono sentiti abbandonati e talvolta addirittura disprezzati, emerge da un sondaggio. L’inchiesta si può leggere oggi sui quotidiani appartenenti al gruppo Tamedia. In totale, il 42% dei direttori interpellati ha dichiarato di non aver ricevuto alcun sostegno da parte dei governi, oppure di averne ottenuto uno insufficiente.

“Lasciati soli di fronte al Covid-19”
L’impressione è quella di essere stati “lasciati soli” di fronte al Covid-19: un’assenza istituzionale che è perdurata per tutto il 2020. Anche se questa sensazione è calata nella seconda ondata, resta troppo elevata, fanno notare i professionisti del settore. Il questionario è stato inviato a oltre 1400 strutture svizzere, nelle quali vivono più di 160’000 persone. Circa un quarto dei responsabili, principalmente di case di cura e di riposo ubicate nella Svizzera tedesca, ha risposto alla quarantina di domande poste.

“Lacunosa strategia di test”
In molti si sono pure lamentati della lacunosa strategia di test del Consiglio federale. A loro avviso si sarebbero potuti infatti evitare dei decessi se tutti i residenti fossero stati regolarmente sottoposti a tampone per scovare i casi asintomatici, ha per esempio evidenziato il capo di cure infermieristiche di un istituto di Arbon (TG). I regolamenti spesso contraddittori, con scadenze decisamente troppo brevi, hanno anche suscitato forti critiche. Stesso discorso per la carenza del materiale di protezione (gel disinfettante e mascherine chirurgiche in primis). Numerosi direttori non hanno poi per niente gradito il fatto che, in alcuni casi, l’amministrazione abbia tentato di appioppar loro l’intera responsabilità dei problemi emersi. Tra l’altro, in parecchi hanno dovuto assumersi i notevoli costi supplementari legati all’equipaggiamento protettivo, imposto ma non finanziato dai Cantoni, così come quelli dei test. Solo a dicembre la Confederazione è intervenuta.

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