
Il terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, più conosciuto come Carlos, ha rilasciato un'intervista telefonica alla Neue Zurcher Zeitung (NZZ) nella quale conferma l'esistenza di un accordo segreto fra la Svizzera e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).
Attualmente in carcere in Francia, dove è stato condannato all'ergastolo per una serie di attentati commessi negli anni '70 e '80, Carlos spiega che grazie a quell'accordo poteva godere di libertà di movimento nel nostro Paese.
Carlos racconta di essere atterrato a Zurigo invece che in Austria prima di compiere uno dei suoi più famosi attentati, la presa di ostaggi dei ministri dell'Opep a Vienna nel 1975, perché in Svizzera si sentiva protetto.
Per dimostrarlo, racconta che al suo arrivo all'aeroporto di Kloten, in provenienza da Beirut, vide il suo volto su un avviso di ricerca affisso alla dogana. "Ma l'agente che ha esaminato il mio falso passaporto sudamericano mi ha lasciato entrare senza difficoltà" afferma il terrorista.
Carlos aggiunge che i militanti dell'OLP sapevano che in Svizzera non sarebbero stati arrestati, a condizione di non mettere a repentaglio l'ordine pubblico: "Naturalmente abbiamo rispettato questo accordo".
Le dichiarazioni di Carlos sono destinate a riaccendere il dibattito sull'attitudine delle autorità svizzere dell'epoca, sospettate di aver concluso un accordo segreto con l'OLP. A lanciare l'accusa era stato il giornalista della NZZ Marcel Gyr, secondo cui la Svizzera aveva siglato l'accordo segreto dopo l'attentato contro un aereo di linea della Swissair che aveva causato 47 morti, nel febbraio 1970. Un attentato il cui colpevole non è mai stato trovato.
Sul presunto accordo sta indagando un gruppo di lavoro interdipartimentale - Dipartimenti di giustizia e polizia, della difesa (DDPS) e degli affari esteri (DFAE) - incaricato dal Parlamento di fare luce sulla vicenda (vedi articolo suggerito).
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