
Farà immancabilmente discutere il nuovo capitolo dell'intricata vicenda del giovane detenuto "Carlos", portato alla luce oggi dalla Neue Zürcher Zeitung dopo che a inizio luglio il giovane detenuto aveva ottenuto una “vittoria” giudiziaria con il licenziamento del direttore del carcere di polizia di Pfäffikon in seguito alle accuse riguardanti le sue condizioni di detenzione. Un’inchiesta amministrativa aveva infatti stabilito che, durante la detenzione, Carlos aveva subito comportamento “parzialmente umiliante e discriminatorio” (vedi articolo suggerito).
Stando a quanto riferito dal quotidiano zurighese il 21enne aveva denunciato altri presunti abusi subiti nel 2011, all’età di 16 anni, durate il suo internamento presso la Clinica psichiatrica universitaria di Zurigo, dov’era stato trasferito dal carcere di Limmattal in seguito a un tentato suicidio. Carlos ha puntato il dito contro tre medici, che lo avrebbero tenuto legato al letto per 13 giorni. Completamente immobilizzato per 23 ore al giorno, ha rimarcato il legale del ragazzo. Le accuse però non si fermano al trattamento subito presso la struttura zurighese: i medici della clinica non lo avrebbero infatti informato della possibilità di opporsi a questo tipo di trattamento.
La denuncia di Carlos non è caduta nel vuoto: nel 2015, dopo più di 4 anni di indagini e accertamenti, il Ministero pubblico zurighese aveva deciso di non procedere contro i medici ma nell’autunno del 2016 il Tribunale d’appello del Canton Zurigo ha contestato tale decisione.
Come spiegato dalla NZZ, spetterà ora a un perito esterno stabilire se il trattamento ordinato dai tre medici fosse o meno legale. Il Ministero pubblico, visto il procedimento ancora in corso, non ha voluto rilasciare dichiarazioni mentre gli imputati hanno contestato interamente le accuse rivoltegli.
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