
Oramai non fa quasi più notizia: “Carlos” – il detenuto più volte balzato agli onori della cronaca d’Oltralpe per gli alti costi della sua carcerazione e dei suoi innumerevoli comportamenti violenti – è infatti tornato dietro le sbarre.
A fine settembre Carlos era stato rilasciato dopo aver scontato 18 mesi di prigione per tentate lesioni personali gravi, ma stando a quanto riferito oggi dalla Neue Zürcher Zeitung il suo periodo di libertà è stato più breve del previsto. L’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi ha infatti disposto un (nuovo) periodo di carcerazione preventiva per violenza e minacce contro le autorità e i funzionari. I fatti risalgono a fine giugno, mentre stava scontando la pena di 18 mesi.
Carlos era stato incarcerato dapprima a Pfäffikon, nel Canton Zurigo - struttura che aveva accusato di “condizioni di detenzione disumane” e il cui direttore era stato in sollevato dall’incarico - e in seguito a una rissa con un altro detenuto era stato trasferito nel penitenziario di Pöschwies, a Regensdorf. In questa struttura il 22enne aveva sferrato un pugno a una guardia carceraria, aveva aggredito altri sei secondini e picchiato un detenuto accusato di pedofilia. Alcuni detenuti, aveva rivelato una fonte della NZZ, stavano addirittura pianificando una 'rappresaglia'.
Il 22enne di origine brasiliana si trova ora in detenzione preventiva. Il padre, un 69enne architetto, ha già parlato di “demonizzazione” del figlio. “Ha accettato la condanna a 18 mesi perché sperava di uscire prima dal carcere, ora ci deve tornare. Nemmeno i peggiori criminali vengono trattati così. La detenzione lo distrugge”.
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