
L'ambasciatrice svizzera in Argentina Carla Del Ponte ha annunciato che lascerà la diplomazia nel 2010. In un'intervista rilasciata a swissinfo, l'ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia all'Aia ha inoltre dichiarato che il silenzio impostole da Berna sul suo libro ("La caccia. Io e i criminali di guerra") continua a pesarle.Sabato scorso, la ticinese ha ricevuto il Premio Internazionale per i Diritti Umani dalla Città di Orvieto. "I diritti fondamentali nel mondo si tutelano anche con l'azione giuridica nei confronti dei politici responsabili di delitti atroci", ha spiegato a swissinfo Gaetano Silvestri, giudice della Corte costituzionale italiana e membro della giuria. "La Del Ponte, giudice scomodo, si è spesa fino in fondo per raggiungere questo obiettivo", ha aggiunto.Nel suo discorso a Orvieto, l'ex procuratrice capo ha stilato un bilancio positivo della sua attività: "161 alti responsabili politici e militari arrestati, e spesso condannati, 45 sono in attesa di giudizio; due sono ancora latitanti (tra cui il generale serbo Mladic)".Nel 2010 scadrà il suo mandato di ambasciatrice in Argentina. Da quel momento la ticinese ha affermato di volersi dedicare ad altro, come conferenze e incontri sul diritto internazionale.Interpellata sul suo libro, scritto col giornalista Chuck Sudetic prima di entrare in diplomazia, la Del Ponte ha detto di non "vedere l'utilità" del divieto di promozione impostole dal Dipartimento degli affari esteri, ma di rispettare questa decisione. "La Caccia" aveva suscitato polemiche, soprattutto per le accuse mosse contro alcuni protagonisti delle guerre nei Balcani, in particolare del Kosovo, di cui la Svizzera ha riconosciuto l'indipendenza nel febbraio 2008.ATS Foto CdT Alessandro Crinari
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