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Svizzera
Caritas licenzia 115 dipendenti
Caritas licenzia 115 dipendenti
Caritas licenzia 115 dipendenti
Redazione
7 anni fa
I tagli alla sezione bernese sono da ricondurre alla mancata riconferma del mandato di gestione dei richiedenti l'asilo

La sezione bernese di Caritas licenzierà circa 115 dipendenti entro la fine del 2020. I tagli sono da ricondurre alla decisione dello scorso aprile dell'ufficio dell'assistenza sociale del Canton Berna, che dopo 20 anni non ha confermato il mandato di gestione dei richiedenti l'asilo all'organizzazione assistenziale: per Caritas si tratta di un duro colpo dal punto di vista finanziario.

In primavera il responsabile della comunicazione di Caritas Berna, Oliver Lüthi, si era detto molto preoccupato e aveva parlato di "licenziamento" per una novantina di persone che si occupano dell'assistenza e dell'integrazione dei profughi. Ora è chiaro che le dimensioni dei tagli saranno ancora superiori e interesseranno circa 115 dipendenti, ha indicato alla Keystone-ATS la co-direttrice di Caritas Berna Dalia Schipper, confermando una notizia pubblicata sul portale online Nau.ch.

Sono attualmente in corso trattative con il Cantone di Berna per il finanziamento di misure di accompagnamento, soprattutto per i casi più "delicati". Ai lavoratori colpiti dal licenziamento sono stati inoltre offerti colloqui di lavoro e consulenza a livello di orientamento professionale, ha aggiunto Schipper. Particolarmente interessati dalle misure di risparmio gli assistenti sociali e il personale amministrativo. Circa il 20% dei licenziati ha più di 55 anni.

In aprile, le autorità del cantone avevano fatto il loro annuncio a sorpresa riguardo ai mandati per l'assistenza dei rifugiati a partire dal luglio 2020, per un budget di circa 50 milioni di franchi. Esclusi in particolare, oltre a Caritas, erano stati l'Esercito della salvezza e dell'Associazione Asilo di Bienne e regione (ABR), che a loro dire assistono attualmente circa 4000 richiedenti asilo.

L'Esercito della salvezza aveva dichiarato che per la sua organizzazione d'aiuto ai profughi la decisione significava un taglio di almeno 150 posti di lavoro. Dal canto suo ARB, che impiega circa 100 persone, non aveva ancora saputo quantificare le ripercussioni della decisione delle autorità.

Contro l'assegnazione dei mandati sono stati inoltrati alcuni ricorsi.

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