
Introduzione in tempi rapidi dei cosiddetti "licence box", eventualmente anche a livello federale, e assunzione da parte della Confederazione di almeno il 50% dei costi generati dalla riforma III delle imprese (RIE III). È questo l'auspicio espresso oggi dalla Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF) nell'attesa che il Consiglio federale avvii la consultazione in merito a questo dossier - probabilmente in autunno - al fine di presentare un messaggio all'inizio del 2015. In una nota odierna, la CDF giudica necessario adeguare il sistema fiscale elvetico ai nuovi standard internazionali, come proposto dal Consiglio federale durante la presentazione delle linee generali della RIE III il 19 dicembre scorso. Le proposte, incluse in un documento di un'ottantina di pagine, sono la risposta del Governo alle pressioni esercitate dall'Unione europea e dall'OCSE affinché la Confederazione corregga le distorsioni alla concorrenza derivanti dal trattamento fiscale privilegiato di cui godono in Svizzera determinate società (holding, società miste e di domicilio che realizzano gran parte del fatturato all'estero). RIE III si prefigge un adeguamento agli standard internazionali in materia di tassazione di determinate società, mantenendo nel contempo l'attrattiva della piazza finanziaria ed economica elvetica e limitando al massimo le ripercussioni sui bilanci dei cantoni e della Confederazione. A seconda del modello scelto per la riorganizzazione del sistema fiscale, infatti, la RIE III potrebbe causare perdite fiscali per le collettività pubbliche, più o meno "pesanti" (da 1 a 3 miliardi di franchi). Tra le proposte contemplate nel rapporto governativo figura l'introduzione dei "licence box", strumenti ampiamente diffusi in altri Stati Ue e OCSE e applicati in Svizzera solo dal canton Nidvaldo, che consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale (brevetti, marchi, fino ai procedimenti produttivi segreti). Stando alla CDF, la legge sull'armonizzazione delle imposte dirette deve prevedere l'obbligo da parte dei cantoni di ricorrere ai "licenze box", le cui modalità andrebbero definite in maniera vincolante. Gli utili imponibili generati da questi "box" dovranno inoltre essere presi in considerazione in maniera limitata nella perequazione delle risorse. Una maggioranza della CDF vedrebbe di buon occhio l'introduzione di simili "box" a livello federale. Il vantaggio? I cantoni potrebbero tagliare in maniera più moderata l'aliquota sugli utili delle imprese. In merito alle altre misure di politica fiscale, la CDF giudica non prioritaria la soppressione del diritto di bollo sul capitale proprio.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

