
L'attuale sistema di calcolo del canone tv per le imprese è "anticostituzionale" poiché prevede soltanto sei livelli tariffari. Lo stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF) esprimendosi sul caso di una piccola azienda bernese che si era opposta a versare un canone ritenuto troppo alto.
L'azienda in questione deve in particolare pagare 2280 franchi di canone per l'anno corrente, un importo stabilito in base alla cifra d'affari dell'impresa e alla classificazione in 6 livelli contenuta nell'ordinanza. La ditta aveva impugnato la fattura di fronte al Taf, lamentandosi che il canone per le Pmi sia in proporzione molto più alto che per le aziende con cifra d'affari miliardaria.
Nella sentenza il TAF precisa che l'aziena interessata deve spendere "lo 0,04% della sua cifra d'affari mentre un'impresa 'miliardaria' ne paga al massimo lo 0,004%, ossia quasi dieci volte meno". Una differenza che il Taf giudica "in contrasto con il principio costituzionale dell'uguaglianza giuridica". La Corte ha quindi dato ragione all'impresa, raccomandando al Consiglio federale di porvi rimedio in tempi brevi. Per non pregiudicare il finanziamento corrente del servizio radiotelevisivo, il Tribunale ha tuttavia rinunciato a vietare l’applicazione della disposizione dell'ordinanza in questione.
L’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) e l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) comunicano che analizzeranno attentamente la sentenza del TAF e decideranno in merito a un’eventuale impugnazione (il termine per presentare ricorso al Tribunale federale è di 30 giorni). Indipendentemente dalla suddetta decisione del TAF, il Consiglio federale aveva già deciso di riesaminare, entro metà 2020, la tariffa del canone radiotelevisivo in base alle esperienze raccolte nel primo anno di riscossione.
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