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Svizzera
Canone radio-TV, "presto mille franchi"
Redazione
11 anni fa
UDC, PLR, PBD e Verdi liberali scendono in campo per raccomandare di bocciare il nuovo sistema di riscossione, al voto il 14 giugno

No a una nuova imposta per tutti che il Consiglio federale potrà aumentare quando e come gli pare. Per evitare di cadere nell'ennesima "trappola fiscale", un comitato interpartitico (UDC, PLR, PBD, Verdi liberali) raccomanda a popolo e cantoni di respingere il 14 giugno la revisione della legge sulla radiotelevisione e il nuovo sistema di riscossione del canone.

La revisione legislativa - contro la quale l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ha lanciato il referendum - estende a tutte le economie domestiche la riscossione del canone. La revisione risponde all'evoluzione degli ultimi anni: i programmi radio e tivù vengono sempre più spesso consumati mediante smartphone, computer e tablet. Secondo il Consiglio federale e una buona fetta del parlamento, è diventato sempre più difficile vincolare l'obbligo di pagare il canone alla sola presenza dei classici apparecchi di ricezione.

Gli ambienti economici, e in particolare le piccole e medie imprese rappresentate nel comitato, rimproverano ai sostenitori della revisione di aver trasformato una tassa in una nuova imposta, che dovrà essere pagata da tutti indistintamente. La revisione di legge prevede infatti l'esenzione, per chi non usufruisce dei programmi, per un periodo transitorio di 5 anni.

Stando al consigliere nazionale Jean-François Rime (UDC/FR), presidente dell'USAM, questa nuova imposta sarà destinata ad aumentare, senza che il popolo possa dire nulla, come dimostra quanto accaduto in un recente passato. Dai 279 franchi del 1990 per economia domestica si è passati agli attuali 462 franchi, ha indicato Rime citato in un comunicato. Un aumento di ben il 65%.

Grazie all'immigrazione, ha rincarato Rime, il bilancio della SSR si è gonfiato a partire dal 2000 di 142 milioni l'anno fino a raggiungere gli attuali 1,6 miliardi di franchi, somma che fa di questa azienda l'emittente più cara d'Europa. Peggio ancora, vista la nuova strategia dell'azienda radiotelevisiva che contempla maggiori produzioni proprie, "tra pochi anni un prelievo di mille franchi per economia domestica sarà una triste realtà se non diciamo no".

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