
Opera d’arte oppure arma da guerra? Nel dubbio la Polizia di Berlino ha deciso di confiscare il “Kokonuss-Kanone” (letteralmente, un cannone spara noci di cocco), un manufatto di una tonnellata di peso realizzata da un gruppo di giovani artisti, tra i quali anche lo svizzero Julian Charrière.
L’opera, lunga 5 metri e alta 2, ripercorre le orme della Grande Berta sparando noci di cocco grazie a un sistema ad aria compressa. Il cannone, realizzato per la manifestazione artistica "Antarctic Biennale", funziona perfettamente. A testimoniarlo, suo malgrado, un passante che lo scorso primo marzo stava passeggiando nei pressi di una zona industriale di Schönenberg. L’uomo, in fatti, e finito sotto il ‘fuoco’ dell’insolita arma. Il proiettile lo ha fortunatamente mancato, colpendo in pieno un lampione.
Le forze dell’ordine sono immediatamente accorse sul posto e i 10 studenti di arte che lo stavano manovrando hanno dovuto spiegare l’accaduto agli agenti. Il cannone avrebbe dovuto prender parte alla "Antarctic Biennale", la prima biennale d’arte in Antartide, una manifestazione che prevede l’imbarco di varie opere d’arte su una nave che farà, appunto, il giro del continente. Nelle intenzioni dei suoi realizzatori avrebbe dovuto sparare delle noci di cocco provenienti dall'atollo di Bikini, divenuto poligono nucleare americano nel 1946 (Bikini è una derivazione dal nome marshallese Pikini, che deriva da "Pik" che significa "superficie", e da "Ni", che significa "noce di cocco").
L'opera d'arte è stata sequestrata e analizzata dai tecnici della Polizia tedesca e Charrière è stato nel frattempo denunciato per infrazione alle legge sulle armi.
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