
La popolazione svizzera deve avere un accesso il più possibile diretto con le autorità, magari attraverso la mediazione del presidente della Confederazione: lo sostiene Micheline Calmy-Rey, che oggi a Berna ha tracciato un bilancio positivo della sua iniziativa personale di organizzare, durante l'anno presidenziale, dieci incontri con gli abitanti di località piccole o medie (in Ticino, a Biasca). I temi più affrontati: le disparità sociali e gli stranieri. "Ho constatato il forte bisogno da parte dei nostri concittadini di far sapere alla Berna federale le loro preoccupazioni e i loro problemi quotidiani", afferma la ministra degli esteri in un comunicato odierno. Pur riconoscendo i limiti della sua indagine nel paese, Calmy-Rey sottolinea che gli aspetti che stanno a cuore alla popolazione sono spesso gli stessi. Emergono inoltre sentimenti di insicurezza e inquietudine che non trovano spazio nelle statistiche. Le preoccupazioni più citate riguardano la situazione economica e sociale, la mondializzazione, l'adattamento delle strutture produttive. È in particolare diffusa l'impressione di una disparità crescente fra le persone normali e l'élite economica: molti non approfittano infatti della buona congiuntura. Anche l'ambiente, gli stranieri e la violenza, in particolare giovanile, sono temi sempre abbordati negli incontri pubblici. Forte di questa esperienza, Calmy-Rey intende proporre al Consiglio federale di elaborare una strategia globale di lotta a tutte le disuguaglianze. ATS
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