
Mentre le ondate di calore si intensificano, le città svizzere cercano di adattarsi, ma il cammino è ancora lungo: lo sa bene Martin Berchtold, cofondatore dello studio di pianificazione Berchtold+Krass, che da anni consiglia comuni e cantoni su come ridurre le temperature urbane. «Ci si sta muovendo, ma complessivamente ancora troppo poco», dice. In un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger il professionista, che vive a Karlsruhe (Baden-Württemberg) ma lavora quotidianamente con le città elvetiche, elogia la capacità di spesa e decisione nella Confederazione. «Il quadro di bilancio è più ampio, le decisioni vengono prese più rapidamente. I cambiamenti che ora stanno arrivando a Zurigo hanno dimensioni che nel sud della Germania non esistono». Ma ammonisce: «Non si possono recuperare 40 anni persi in soli tre anni. Un albero non cresce da un anno all'altro così tanto da dispiegare appieno il suo effetto: ci vuole tempo».
Copenaghen come modello
L'esperto indica Copenaghen come modello. «Ci sono quartieri con carattere sperimentale, come Østerbro. A volte ci si sente come in una foresta vergine. Sono state rinverdite tutte le superfici residue non necessarie al traffico». Anche Amburgo lo ha sorpreso: «In alcune zone sono stati piantati interi viali di alberi oltre 50 anni or sono. Ero sbalordito: in una giornata calda ci si poteva muovere completamente all'ombra. Sono aspetti che la pianificazione moderna considera solo da circa dieci anni».
Zurigo si distingue in positivo
Zurigo è la città elvetica che si distingue in positivo: «È in prima linea e sta testando misure concrete come i quartieri spugna, con raccolte di acqua piovana e suoli permeabili. Nei prossimi dieci o vent'anni è previsto moltissimo». Ma non mancano le criticità. Sulla Europaallee, nuovo quartiere vicino alla stazione centrale e da taluni considerato un esempio di scarsa attenzione al clima, Berchtold è cauto ma fiducioso: «Era in fase di completamento quando è iniziata la nostra collaborazione con Zurigo nel 2015: sono certo che presto si muoverà qualcosa».
La tettoia di vetro alla stazione di Berna
Anche il celebre baldacchino in vetro sulla piazza della stazione di Berna rappresenta un limite. «Lì non abbiamo potuto fare molto. Molte città non potranno evitare di modificare dinamicamente tali aree, magari coprendole stagionalmente con elementi vegetali temporanei. Chiunque abbia già confrontato la temperatura all'ombra di un albero con quella sotto una tenda da sole sa che differenza fa».
Lavorare con le immagini
Per convincere amministrazioni e cittadini, lo specialista punta sulle immagini. «Realizziamo molte illustrazioni, pittogrammi, rappresentazioni prima-dopo: si devono diffondere le idee in qualche modo, ed è più facile con contenuti visivi che con 200 pagine di testo». L'obiettivo è mostrare l'impatto concreto di una misura: «Se intorno a un edificio ci sono 40 gradi, tutto asfaltato con due o tre alberi, la rimozione dell'asfalto, facciate verdi e un prato abbassano la temperatura a 24 gradi: questo impressiona ed è comprensibile per tutti».
Errori da evitare
Interrogato sugli errori più comuni, soprattutto nei nuovi edifici, l'urbanista non ha dubbi: «Se si costruisce una casa lunga longitudinalmente a un pendio, impedendo all'aria fresca di fluire, allora si è già sbagliato tutto prima ancora di decidere che tipo di abitazione mettere in piedi. Anche a Zurigo si trovano ancora centinaia di esempi degli ultimi 30 anni in cui queste cose non sono state considerate». Alla domanda su quale città elvetica sia in ritardo, l'esperto declina con garbo: «Non sta a me dirlo. Preferisco tornare all'inizio: si tratta di trovare in un luogo persone che possano influenzare l'intero sistema del loro comune o della loro città». Occorre soprattutto agire per il futuro. «Ciò che conta soprattutto è a chi si affida la progettazione e la costruzione. Quando si indice un concorso per la realizzazione di complessi edilizi è fondamentale che ciò avvenga proprio nell'ottica della riduzione del calore, altrimenti si corre il rischio che già nella disposizione degli spazi si verifichino i primi errori. Occorrono quindi membri della giuria in grado di valutare questi aspetti. E fino a qualche anno fa questo accadeva raramente; di recente, però, ho fatto parte io stesso di una giuria di questo tipo e posso confermare che la situazione sta migliorando», conclude.

