
Il presidente della Confederazione Didier Burkhalter, insieme a 11 ministri degli affari esteri di tutto il mondo, in occasione dell'odierna Giornata mondiale contro la pena di morte ha lanciato un appello per l'abolizione della pena capitale. La Svizzera si oppone a questa misura in tutte le circostanze e si impegna per la sua abrogazione a livello mondiale entro il 2025. "Rispettiamo le opinioni di coloro che sostengono ancora la pena di morte e crediamo che tutti abbiano il diritto di essere protetti dai crimini violenti. Tuttavia - si afferma in una dichiarazione congiunta - siamo dell'avviso che le esecuzioni commesse da organi statali non dovrebbero esistere nel XXI secolo. I sistemi giudiziari moderni non possono essere unicamente punitivi e vendicativi". La pena di morte è incompatibile sia con i diritti umani, in particolare il diritto fondamentale alla vita, sia con una giustizia orientata alla reintegrazione. Da qui, il forte impegno internazionale della Svizzera in quest'ambito, tra l'altro nel quadro dell'Assemblea generale e del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e del Consiglio d'Europa. Sul piano bilaterale, la Svizzera cerca inoltre il dialogo con i Paesi che stanno lavorando all'abolizione della pena capitale, scrive in un comunicato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "Non esistono argomenti a favore della pena di morte, ma solo rischi e svantaggi che è opportuno conoscere e sui cui bisogna riflettere", si legge ancora nella dichiarazione, che esorta tutti a prenderne atto e a contribuire all'abolizione universale della pena capitale. Quest'anno si sono uniti per la prima volta paesi di tutto il mondo, compresi alcuni che si trovano ancora sulla via della completa abrogazione, per lanciare un appello. Questi i paesi: Argentina, Australia, Benin, Burkina Faso, Filippine, Haiti, Messico, Mongolia, Norvegia, Regno Unito, Svizzera e Turchia.
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