
Il rifiuto del Bundesrat di accettare l'accordo fiscale fra Svizzera e Germania non sorprende i partiti. La maggior parte chiede che non vengano fatte ulteriori concessioni. "Se la bocciatura venisse confermata e l'accordo non fosse ratificato dalla Germania, verrà applicato il diritto attuale", afferma il presidente dell'UDC Toni Brunner, per nulla sorpreso della bocciatura odierna. L'importante è che la Svizzera non faccia ulteriori concessioni, aggiunge. Anche per il presidente del Partito borghese democratico (PBD) Martin Landolt nuove proposte sono fuori discussione: l'attuale intesa era buona e non deve essere superata, ha detto al'ats. "Questo accordo sarebbe stato la miglior soluzione per i due paesi", afferma il presidente del PPD Christophe Darbellay. "La campagna elettorale dei socialisti in Germania, sostenuta dai socialisti svizzeri", ha avuto un peso nel rifiuto, afferma. Il presidente PPD ritiene che migliaia di posti di lavoro in Svizzera siano ora minacciati, ma respinge l'ipotesi di un nuovo accordo. Ora attende il risultato della conferenza di mediazione. Per i socialisti "anche se il trattato venisse ripescato nei prossimi giorni dalla conferenza di mediazione, questo tipo di accordi porterà comunque il paese in un vicolo cieco", ha dichiarato Christian Levrat in un comunicato. Il PS ribadisce la sua preferenza per lo scambio automatico di informazioni, che comunque finirà per essere imposto da altri paesi. La Svizzera può scegliere di uscire da questa situazione delicata solo proponendo lei stessa lo scambio automatico all'Ue e agli USA, sostiene la consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (BL). La decisione del Bundesrat tedesco segna il fallimento della strategia del denaro pulito del Consiglio federale, afferma da parte sua l'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI). Questa strategia, sostenuta anche da economiesuisse e dalle grandi banche, ha arrecato pregiudizio alla reputazione della Svizzera e della sua piazza finanziaria e ora bisogna trarne le dovute conseguenze a livello personale, afferma un comunicato. L'ASNI chiede al Consiglio federale di non fare altre concessioni a Berlino e di rispettare il mandato costituzionale che gli impone di preservare la sicurezza esterna, l'indipendenza e la neutralità della Svizzera. ATS
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