
Il noto detenuto Brian, un tempo conosciuto con lo pseudonimo di Carlos, torna a piede libero: nel processo che lo vedeva accusato di una trentina di reati, tra cui l'aggressione di una guardia penitenziaria, il Tribunale distrettuale di Dielsdorf (ZH) lo ha condannato a due anni e mezzo di carcere. Con questa sentenza termina il regime di detenzione preventiva, il 28enne sarà quindi rilasciato. Per il tribunale le condizioni per la detenzione preventiva non sono infatti più soddisfatte. Brian non si trova più in isolamento nel carcere di Pöschwies di Regensdorf (ZH), bensì nel penitenziario di Zurigo, dove ha avuto "un comportamento tutto sommato buono", ha sottolineato il giudice leggendo la sentenza.
La sentenza può ancora essere impugnata
Attualmente non è ancora chiaro se e quando Brian dovrà scontare il resto della pena. Ciò dipenderà anche da altri procedimenti penali ancora in corso. La sentenza pronunciata oggi non è inoltre definitiva, può essere impugnata al Tribunale cantonale e successivamente a quello federale.
Libero da venerdì mattina
"Dopo molti anni, si apre un nuovo capitolo. Mettiamo fine alla detenzione di Brian", ha detto il giudice. "Invitiamo tutti coloro che sono interessati a Brian a prendersi cura di lui", ha aggiunto. L'imputato "deve comunque essere consapevole del fatto che nuovi atti di violenza possono portare a un nuovo arresto". Brian sarà rilasciato venerdì alle 10.00. In questo - breve - lasso di tempo i suoi legali e i famigliari dovranno allestire una "area di accoglienza". Il 28enne ha bisogno di un educatore sociale, di un alloggio e di una struttura diurna. Il desiderio professionale di Brian è diventare un pugile professionista. Per riuscirci è già stato preparato un piano di allenamento e nutrizionale. "Brian deve battersi solo sul ring", ha sostenuto il giudice chiarendo l'obiettivo dell'"area di accoglienza".
La condanna
Oggi Brian è stato riconosciuto colpevole di ripetute lesioni semplici, ripetuto danneggiamento, ripetuta minaccia, nonché violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. Nonostante le condizioni di detenzione abbiano violato i diritti umani, "il comportamento del detenuto non è stato corretto. Per questo motivo è stato condannato", ha detto il giudice. I reati sono stati commessi nel penitenziario Pöschwies fra il novembre del 2018 e il giugno dello scorso anno. La sentenza contiene anche un divieto per il 28enne di avvicinarsi al carcere e di avere contatti con il personale della prigione. Il Ministero pubblico zurighese aveva chiesto una pena detentiva da scontare di nove anni e sette mesi. La differenza con la pena effettivamente inflitta si spiega con il proscioglimento dall'accusa di tentata lesione grave. Tale reato faceva riferimento al ferimento sopra l'occhio di una guardia carceraria, colpita con un pezzo di vetro scagliatogli contro dal giovane adulto. Per il tribunale il gesto non era premeditato e il vetro si è rotto solo al momento dell'impatto. I legali di Brian avevano invece domandato l'assoluzione completa. L'oggi 28enne ha sempre solo reagito ad anni di isolamento - di cui a loro dire è stata provata l'illegalità - e a trattamenti razzisti e crudeli. "Per tutto ciò è legittimo che si difendesse", hanno affermato durante il processo.
C'è un altro procedimento
Da notare che un altro procedimento penale contro Brian è ancora pendente davanti al Tribunale cantonale. Con l'aiuto di esperti, l'alta corte zurighese sta attualmente esaminando se il 28enne sia diventato aggressivo soprattutto a causa delle condizioni di detenzione. La sentenza del Tribunale cantonale non sarà probabilmente pronunciata prima della metà dell'anno prossimo. In questo procedimento il giovane adulto rischia una pena detentiva di sei anni e quattro mesi. Se il Ministero pubblico dovesse ricorrere contro la sentenza emessa oggi, come ha lasciato egli stesso intendere, sarebbero così due le procedure a carico di Brian pendenti davanti al Tribunale cantonale. Tali procedimenti potrebbero essere riuniti in un unico processo, visto che i loro contenuti sono simili. I lunghi periodi trascorsi in detenzione preventiva potrebbero però evitare al 28enne il ritorno in carcere, ha evidenziato oggi il giudice. Da parte loro, gli avvocati di Brian hanno dichiarato di non avere ancora deciso se ricorrere in appello. Si sono però dichiarati "felici" del suo prossimo rilascio, dopo sette anni trascorsi dietro le sbarre. I legali hanno anche sottolineato come per la prima volta le condizioni di detenzione dell'imputato sono state considerate contrarie ai diritti umani da un tribunale. I difensori hanno anche lanciato un appello alla stampa la cui copertura del caso ha "profondamente segnato" il loro cliente "proiettando su di lui l'immagine di un mostro". I media sono stati invitati alla moderazione affinché "l'opportunità ora data a Brian non venga immediatamente oscurata da un'ondata di indignazione".
Già diverse condanne
Il 28enne ha problemi con la giustizia da quando aveva nove anni e ha alle spalle una lunga serie di condanne per reati violenti. La vicenda più grave risale al 2011, quando accoltellò alla schiena un giovane che riportò gravi ferite. A rendere Brian un "caso nazionale" è stato un reportage televisivo del 2013, in cui si riferiva delle misure di presa a carico decise a suo tempo dalla giustizia minorile. Il tutto ad un costo di circa 29'000 franchi al mese: una cifra a prima vista esorbitante, ma paragonabile ai costi di una presa a carico in una struttura chiusa.

