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Bregaglia, il rientro non prima di due mesi
Bregaglia, il rientro non prima di due mesi
Bregaglia, il rientro non prima di due mesi
Redazione
9 anni fa
Gli abitanti di Spino e Sottoponte dovranno attendere fino a novembre per ritornare nelle proprie case. Giacometti: "Situazione grave"

Gli edifici nelle frazioni di Spino e Sottoponte, toccate dalla colata di fango lo scorso venerdì, non saranno probabilmente abitabili per almeno i prossimi due mesi. Le frazioni sono infatti state assegnate alla cosidetta "zona rossa", in base al piano di evacuazione pubblicato lunedì dal comune di Bregaglia. 

„Oggi ho dovuto informare gli abitanti di Spino e Sottoponte che per almeno due mesi non potranno far ritorno alle loro case“ ha dichiarato oggi ai media il sindaco Anna Giacometti. Anche edifici nella zona blu, i quali sono già sommersi dalla piena, e nella zona rossa di Bondo saranno abitabili al più presto fra due mesi. „Per gli abitanti è una cosa grave, ma faremo tutto il possibile per aiutarli e sostenerli in questa difficile situazione“ ha sottolineato Giacometti.

Nella giornata di mercoledì gli abitanti di Spino e Sottoponte avranno la possibilità di accedere, accompagnati, alle proprie case, mentre martedì riceveranno informazioni più dettagliate.

Le aree si trovano in zone giudicate acutamente in pericolo in caso di altre colate di fango e sassi, ha spiegato oggi ai media Martin Keiser, dell’Ufficio foreste e pericoli naturali grigionese: „Già una prossima colata potrebbe mettere acutamente in pericolo le aree blu e rosse“. Prima che queste zone possano essere rese abitabili, è necessario prendere ampie misure di sicurezza. Il bacino di ritenzione e il letto del fiume Maira devono essere svuotati così da poter far posto ad altre grosse quantità di materiale e riportare il letto del fiume al suo livello originale.

Il punto sui lavori

Il capoprogetto per i lavori di ripristino Gian Cla Feuerstein, dell’Ufficio foreste e pericoli naturali, ha spiegato lo stato attuale dei lavori. Accanto ai lavori di messa in sicurezza dall’erosione della Maira della vecchia strada cantonale, è in atto lo sgombero del ponte sulla nuova strada cantonale, la quale servirà da accesso al cantiere e al deposito di materiale. „Solo a questo punto si potrà iniziare con i lavori di sgombero del bacino di ritenzione. Visto che l’ultima colata ha portato nuovamente molto materiale, i lavori di sgombero dureranno, nel migliore dei casi, almeno due mesi“. Per gli abitanti l’accesso a Bondo è possibile al più presto a partire da giovedì, dato che sono ancora al lavoro diversi grossi macchinari.

„Appena gli edifici nella zona blu e rossa saranno sicuri dal punto di vista statico, gli abitanti potranno accedere, sempre accompagnati dagli addetti“ ha dichiarato Martin Bühler dell’Ufficio militare e protezione civile, il quale dirige e coordina gli eventi nello stato maggiore comunale. „Per ragioni di sicurezza la zona blu e rossa deve poter essere evacuata in ogni momento entro quattro minuti. Ciò a condizione che ci sia luce diurna e una buona vista verso la zona del Pizzo Cengalo e verso la Val Bondasca.

Fino a nuovo avviso per Bondo, Spino e Sottoponte manca anche l’energia elettrica e l’approvvigionamento idrico. Pure fino a nuovo avviso la rete fissa di telefonia non può essere garantita in certe parti di Promontogno, Bondo, Spino e Sottoponte.

Frontalieri: indennità se situazione perdura

Anche i numerosi frontalieri italiani che ogni giorni attraversano la dogana per recarsi a lavorare nelle zone colpite dalla frana hanno risentito dei disagi alla viabilità, come ha spiegato all'ats Mirko Dolzadelli, membro del Consiglio generale italiani all'estero (CGIE) presso il Governo designato dai sindacati CGIL, CISL e UIL.

Secondo le cifre fornite da Dolzadelli, sono in tutto 7mila i frontalieri italiani che lavorano ogni giorno in Engadina, di cui 5.500 solo dalla provincia di Sondrio. Oltre 3mila di questi, ha aggiunto, utilizzano il passo del Maloja, attualmente chiuso.

Le strade alternative, ha spiegato Dolzadelli, sono il passo dello Spluga, che oltre ad obbligare a tornare indietro verso il passo dello Julier è comunque chiuso nei periodi invernali, e quello del Bernina, con un allungamento di due-tre ore.

"Se la situazione dovesse perdurare oltre questa settimana, a causa di ulteriori smottamenti, soprattutto in vista della stagione fredda e con un eventuale aumento di piogge, - ha aggiunto Dolzadelli, - ne risentirà l'economia di tutta la Bregaglia e l'Engadina, oltre all'indotto nell'alto Lario, parte della Valtellina e Val Chiavenna".

Per questo motivo, qualora la situazione non si normalizzasse in settimana, si penserà ad avanzare alla Confederazione una richiesta di indennità straordinaria per calamità naturali, ha dichiarato Dolzadelli, per assicurare continuità lavorativa sia ai frontalieri che alle aziende in loco, senza dovere arrivare al licenziamento.

Una richiesta che non avrebbe possibilità di essere accolta, riferisce all'ats Arno Russi, segretario della sezione grigionese del sindacato svizzero Unia, poiché "la Svizzera non dispone di una cassa di indennità straordinaria contro calamità naturali come l'Italia". Tali richieste sono regolate attraverso le assicurazioni dei datori di lavoro.

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