
Nulla da fare: di riformare il secondo pilastro, gli svizzeri non vogliono saperne. O almeno non come proposto finora. Per la terza volta, dopo 2010 e 2017, ieri il popolo ha affossato alle urne una riforma della Lpp. Un risultato che non sorprende i giornali svizzeri, che oggi dedicano i loro editoriali a questo "No".
Corriere del Ticino
Cominciamo dal Corriere del Ticino, dove Giovanni Galli sottolinea, tra i fattori che hanno contribuito a determinare il rigetto della riforma, gli errori di calcolo comunicati di recente sulle finanze dell'Avs. "Su un terreno così scivoloso, la macchina propagandistica della sinistra ha avuto buon gioco, approfittando anche del fatto che quella delle pensioni è una materia ostica e che, specialmente in questo caso, le conseguenze dirette per il singolo assicurato non erano pienamente valutabili". Galli si interroga quindi sui prossimi passi. "Il voto di ieri va al di là della riforma in quanto tale. I sindacati hanno dimostrato di essere un ostacolo inaggirabile e un attore col quale bisogna venire a patti. Ma proprio per il fatto che esistono due rigidi fronti contrapposti, al di là dei proclami è lecito dubitare che ci sarà presto una nuova riforma. Nell’ottica della sinistra l’assenza di riforme è comunque un vantaggio, perché più aumenta la sfiducia nel secondo pilastro più un domani ci sarà disponibilità nell’elettorato ad accettare un potenziamento del primo. Il blocco delle riforme nel secondo pilastro è quindi destinato a continuare, anche perché la prossima battaglia in ambito pensionistico riguarderà il finanziamento dell’Avs. Oltre a dover decidere chi chiamare alla cassa, ritornerà al pettine il nodo dell’aumento dell’età di pensionamento".
Ora "si vada avanti"
Dopo il no di ieri, l'associazione di categoria degli istituti di previdenza hanno rivendicato la possibilità di proporre alternative per l'adeguamento del secondo pilastro. "Detto altrimenti - conclude Galli sulle colonne del CdT - si tratta di lasciar cadere una volta per tutte il discorso dell’aliquota di conversione e di sviluppare piani pensionistici al di fuori del settore obbligatorio. Bene, purché si vada avanti".
La Regione
Su laRegione, Stefano Guerra relativizza la portata del voto di ieri per le casse pensioni. "La pressione sulle loro spalle non sparirà. Ma non va sopravvalutata. L’epoca dei tassi negativi sembra essersi chiusa, per ora. Gli istituti di previdenza sono tornati a macinare lauti profitti sui mercati finanziari. E il tasso di copertura medio non è mai stato così alto". "Altre sono le cose che vanno sistemate, dopo la bocciatura di questa pasticciata riforma", prosegue Guerra. "Le rendite Lpp delle donne sono tuttora in media del 35% inferiori a quelle degli uomini. Chi lavora a tempo parziale e/o guadagna poco o molto poco (anche qui soprattutto donne) continuerà a rimanere escluso dal secondo pilastro o ad avere solo una minima parte del proprio salario assicurato alla Lpp".
La funzione del secondo pilastro
La conclusione dell'editoriale sul foglio bellinzonese è che ora sia opportuno prendersi del tempo e riconsiderare la funzione del secondo pilastro. "L’Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza suggerisce 'una pausa radicale per riesaminare la situazione e ripristinare la fiducia nel secondo pilastro, che è stata seriamente scossa'. È la cosa giusta da fare. Nella consapevolezza che non è passando in primo luogo dalla Lpp – tagliata su misura per quella classe media che questa riforma avrebbe penalizzato – che si potrà rafforzare in maniera sostanziale le rendite delle donne, di chi lavora a tempo parziale e/o percepisce bassi salari".
NZZ
La Nzz afferma che il risultato di ieri non peserà eccessivamente sulle casse pensioni. "Tuttavia, la solita asimmetria ha dominato i megafoni della campagna referendaria: lamentarsi dei tagli alle pensioni per i nuovi pensionati più anziani, ignorando in larga misura i successivi aumenti delle pensioni per i più giovani. In quanto principale gruppo di clienti dei partiti politici e dei media tradizionali, gli anziani hanno un peso decisamente sproporzionato nel discorso pubblico".
Tages Anzeiger
Il Tages Anzeiger critica invece la campagna dei contrari. "I sindacati hanno dimostrato ancora una volta il loro potere di veto sulle riforme sociali. Con lo slogan 'Pagare di più, avere meno pensione', hanno operato al limite del fuorviante. Infatti, solo una minoranza di assicurati avrebbe dovuto pagare contributi più alti e allo stesso tempo accettare una riduzione della pensione".
Le Temps
Il romando Le Temps sottolinea come la riforma della Lpp fosse partita sotto una buona stella. "Lo slogan 'pagare di più per avere di meno' ha centrato il bersaglio. Gli aumenti del costo del cibo, dell'affitto e dei premi sanitari non lasciano più molto spazio a sacrifici in nome della sostenibilità finanziaria. L'opinione pubblica non ha mai sentito l'urgenza di una riforma di cui ha faticato a decifrare le sottigliezze". "Senza una punta di diamante o un messaggio appropriato, e appesantita da un recente contesto di sfiducia nelle autorità, la campagna dei sostenitori si è trasformata in un mantra ideologico. Ed è un vero peccato. Un tempo la revisione della Lpp sembrava un piccolo miracolo. Quando le parti sociali hanno trovato un accordo e il Consiglio federale ha presentato un solido compromesso al Parlamento, il poco amato sistema assicurativo aveva una reale possibilità di modernizzarsi. Poi i politici si sono messi al lavoro, perdendo per strada i sindacati e alcuni datori di lavoro".
24 Heures
Su 24 Heures si ritiene la destra unica responsabile del crollo della riforma, identificando l'origine del "No" di ieri nel 2021. "All'epoca, dopo intense discussioni, le parti sociali concordarono un compromesso. La soluzione è stata sostenuta dall'Associazione svizzera dei datori di lavoro, dalla Confederazione svizzera dei sindacati e da Travail.suisse. È stata poi adottata parola per parola dal Consiglio federale. Cosa ha fatto l'ala destra del Parlamento quando una soluzione praticabile è stata consegnata loro su un piatto d'argento? L'ha rovesciata, sostenendo che i supplementi pensionistici proposti erano irrilevanti perché funzionavano secondo il principio dell'innaffiatoio e invadevano troppo l'autonomia dei fondi pensione"

