
In occasione della sua seduta odierna, il Consiglio federale ha deciso di prorogare per un periodo di ulteriori tre anni il blocco di tutti i valori patrimoniali detenuti in Svizzera dai deposti presidenti Ben Ali (Tunisia) e Mubarak (Egitto) nonché da persone politicamente esposte facenti capo alla loro sfera d’influenza. L'obiettivo della proroga è di concedere più tempo alle indagini penali in corso in Tunisia e in Egitto volte ad accertare la provenienza di tali fondi. Con questa decisione, il Consiglio federale tiene conto del mutato clima politico nei due Paesi.
Il Consiglio federale aveva ordinato il blocco, in via cautelativa, all'inizio del 2011. Originariamente previsto per una durata di tre anni, l'obiettivo del blocco era di facilitare la cooperazione con i Paesi in questione nell’ambito dell’assistenza giudiziaria in materia penale e di creare le condizioni propizie al fine di una verifica in sede giudiziaria della provenienza dei fondi sospetti. Bloccando i valori patrimoniali si impedisce che eventuali patrimoni illeciti vengano trasferiti su altre piazze finanziarie e, di conseguenza, sottratti all'accertamento giudiziario. Nel caso della Tunisia, i valori bloccati ammontano a circa 60 milioni di franchi, mentre per l’Egitto la somma si aggira sui 700 milioni. Tali importi comprendono sia i blocchi disposti in base alle ordinanze di blocco del Consiglio federale sia quelli decisi nell'ambito dell'assistenza giudiziaria e dei procedimenti penali.
Negli ultimi tre anni, la stretta collaborazione avviata dalle competenti autorità svizzere con le autorità tunisine ed egiziane ha permesso di compiere importanti progressi nell'accertamento della provenienza dei valori patrimoniali bloccati in Svizzera. Tuttavia né in Tunisia né in Egitto le indagini hanno finora prodotto risultati tali da far ritenere raggiunto lo scopo dei blocchi cautelativi dei beni. Il Consiglio federale ha pertanto deciso di prorogare tali blocchi per un periodo di ulteriori tre anni in modo da concedere più tempo alle indagini in corso in Tunisia e in Egitto e di tenere conto in tal modo del mutato clima politico nei due Paesi.
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