
Su richiesta dell’Italia, sono scattate le manette in Svizzera nei confronti di sei cittadini italiani, accusati di reati di droga e in alcuni casi di associazione a delinquere. Due arresti sono avvenuti in Ticino, due nei Grigioni, uno nel Canton San Gallo e uno nel Canton Zurigo. Gli arresti sono strettamente legati all’operazione effettuata questa mattina dalla Polizia italiana contro la ‘Ndrangheta in diverse regioni, per cui tre procure distrettuali antimafia (Milano, Firenze e Reggio Calabria) hanno chiesto e ottenuto oltre centro misure cautelari. Gli arresti in Svizzera, fa sapere il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) in una nota, “sono da ricondurre ad una collaborazione proficua di diverse autorità a livello nazionale e internazionale”.
Gli arresti
L’Ufficio federale di giustizia (UFG) ha ordinato gli arresti sulla base di domande d’estradizione italiane fondate su mandati d’arresto del Tribunale di Firenze e della Procura di Milano per presunti reati commessi in Italia, almeno in parte però anche in Svizzera. Gli arresti sono stati eseguiti in seguito a indagini svolte dalle polizie cantonali, dalla Polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione, che, sempre su richiesta delle autorità italiane, hanno pure effettuato perquisizioni domiciliari in Ticino.
L’inchiesta svizzera partita da San Gallo
Secondo quanto riferisce l’MPC, l’inchiesta svizzera è partita dal Ministero pubblico di San Gallo, che ha condotto un procedimento penale per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, rilevando nel corso dell’inchiesta “un evidente contesto di criminalità organizzata che toccava più Cantoni della Svizzera e che presentava uno spessore internazionale”. La Procura sangallese ha quindi informato le autorità cantonali e federali competenti. Tramite la collaborazione con l’MPC è emerso che in Italia erano in corso procedimenti penali collegati e condotti da diverse Procure distrettuali antimafia (Milano, Reggio Calabria e Firenze). Il MPC ha pertanto aperto un’istruzione penale per titolo di sostegno e/o partecipazione a un’organizzazione criminale. “Tenuto conto che la fattispecie svizzera presentava evidenti elementi di collegamento con i procedimenti penali condotti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e di Reggio Calabria, il Ministero Pubblico della Confederazione ha costituito con le stesse una squadra investigativa comune, denominata “Joint Investigation Team” (JIT)”, sottolinea l’MPC.
Il lavoro del JIT
Il JIT ha permesso la coordinazione e l’impiego proficuo di misure d’indagine a carattere transnazionale sia in Svizzera sia in Italia. Le misure istruttorie sono state ordinate dalle rispettive autorità di perseguimento penale. In Svizzera sono state eseguite dalla Polizia cantonale di San Gallo e dalla fedpol, con il sostegno delle Polizie cantonali Zurigo, Ticino, Svitto, Soletta, Lucerna, Argovia, Turgovia e Uri. In Italia le indagini sono state condotte dalla Polizia di Stato, dalla Squadra mobile di Milano, dalla Guardia di Finanza, dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Como e dal Gruppo Carabinieri Gioia Tauro. L’obiettivo comune “era l’identificazione degli appartenenti alla struttura criminale di tipo mafioso, nonché l’identificazione delle sue finalità criminose e delle sue dinamiche operative”.
Gli indagati
Nel corso dell’istruttoria, il procedimento penale federale è stato esteso nei confronti di più persone nonché al reato di infrazione alla legge sugli stupefacenti. Le indagini hanno consentito di ritenere che “i soggetti indagati hanno commesso attività criminose riconducibili a clan di stampo ‘ndranghetistico, tanto nel territorio della Confederazione svizzera che nel territorio della Repubblica Italiana”. Sono inoltre emersi rapporti stretti tra gli imputati in Svizzera e altri clan attivi nel territorio di Como, i quali sono oggetto dell’inchiesta condotta dalla Procura di Milano. “È venuta alla luce l’esistenza di interessi di natura criminale da parte delle famiglie calabresi indagate dalla Procura di Milano anche oltre il confine italiano, e in specie in Svizzera”, sottolinea l’MPC. “I soggetti operanti in Svizzera sono risultati direttamente dipendenti dalle articolazioni di vertice della ‘ndrangheta operanti nei territori di origine. In Svizzera è in particolare stata appurata un’attività legata al traffico internazionale di stupefacenti, attività che vedeva sempre coinvolti soggetti operanti in Italia nonchè attività connesse realizzate in Italia. Già nella fase istruttoria segreta in Svizzera e in Italia è stato possibile arrestare persone e sequestrare importanti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina”.
L’iter per l’estradizione
Per i reati commessi in Svizzera, precisa l’UFG, sussiste la possibilità di autorizzare l’estradizione verso l’Italia, a condizione che i pubblici ministeri cantonali o il Ministero pubblico della Confederazione intendano privilegiarla, in particolare per motivi di economia processuale. Su incarico dell’UFG, le persone arrestate saranno sentite quanto prima dalle autorità grigionesi, ticinesi, sangallesi e zurighesi in merito alle richieste italiane. Se consentono all’estradizione immediata, si applica la procedura semplificata e l’UFG può autorizzare l’estradizione verso l’Italia. Se invece qualcuno si oppone all’estradizione, l’UFG deciderà in merito fondandosi sulla richiesta italiana e il parere dell’estradando.
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