
Almeno sette membri del Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS) di Qaasim Illi e Nicolas Blancho sarebbero partiti alla volta della Siria in qualità di aspiranti jihadisti. A rivelarlo è il Tages Anzeiger nella sua edizione odierna. Stando a un inchiesta pubblicata dal giornalista Kurt Pelda sul quotidiano zurighese, il CCIS ha sempre negato ogni coinvolgimento diretto con il 'turismo della jihad' o qualsiasi attività legata al reclutamento di combattenti per lo Stato islamico.
Recentemente l’organizzazione ha preso le distanze dalla guerra santa ma in un video risalente al 2015 il suo presidente Nicoas Blancho aveva sostenuto che “è dovere legittimo dei musulmani combattere e difendersi contro le forze interventiste. Aderire a questa lotta è una delle forme più nobili della jihad”. Intervistato da Pelda, l’imam si è rifiutato di rispondere e non ha commentato neppure la notizia dei sette aspiranti jihadisti legati al CCIS, tra cui vi sarebbe anche una 30enne madre di famiglia che nel 2014 si era candidata come membro attivo in seno al Consiglio.
“Il CCIS non è un’associazione di giullari ma va presa seriamente”, ammonisce Pelda nel suo articolo. Il giornalista evidenzia i presunti legami tra Blancho e l’Associazione dei sapienti musulmani (Association des Savants Musulmans, ASM) di cui è segretario e il cui presidente è sospettato dal Dipartimento del Tesoro statunitense di finanziare il terrorismo islamico (vedi articolo suggerito). All’Associazione sono infatti collegati l’imam Shefqet Krasniqi (sospettato di aver reclutato aspiranti jihadisti) oltre ad Abdel Wahab Humaiqani e Abdulmohsen Almutari (sulla black-list USA in qualità di presunti sostenitori di Al-Quaeda). In un’intervista rilasciata a Le Temps, Blancho aveva sostenuto di conoscere personalmente alcune di queste persone e di escludere un loro coinvolgimento in attività terroristiche.
Sempre stando alla ricostruzione del Tages Anzeiger, anche la segretaria generale del CCIS Ferah Ulucay sarebbe legata ad Anwar Altabtabae (fratello Waleed Altabtabae, un noto jihadista kuwaitiano recentemente condannato in patria a 5 anni di carcere), con cui siede nell’Osservatorio zurighese per i diritti umani in Kuwait.
(Foto: Tages Anzeiger - Kurt Pelda e Michael Rüegg)
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