
Tempi duri per il nucleare svizzero. Nonostante la bocciatura dell’iniziativa 'Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare’, le centrali nucleari svizzere si trovano confrontati con problemi di… dumping. In un’intervista al ‘Tages Anzeiger’, l’ex consigliere federale Cristoph Blocher ha sollevato nuovamente la questione e ha invocato il sostegno da parte della Confederazione. “Non è solo il nucleare ad essere in crisi. Anche l’idroelettrico ha enormi problemi finanziari – ha affermato – Lo Stato deve intervenire aiutando i produttori di energia elettrica”.
Blocher punta il dito contro la vicina Germania: “Le aziende svizzere agiscono correttamente sul mercato, ma la Germania sovvenziona il proprio mercato energetico con 30 miliardi di euro all’anno. Così il mercato elvetico viene sommerso dal dumping…”
Ma non è tutto: “Il dumping è vietato dall’Organizzazione mondiale del commercio: la Svizzera dovrebbe denunciare la Germania, come accade in altri Paesi dell’Unione europea”. Ma un’azione legale di questa portata non si risolve certo dall’oggi al domani: “Vero - ha replicato Blocher - per questo sono necessarie delle sovvenzioni statali per Axpo e Alpiq”.
Un’alternativa potrebbe essere il completo abbandono dell’energia nucleare, ma per Blocher non se ne parla proprio: “È rischioso essere energeticamente dipendenti da altri Stati”.
Restando in tema di energia, l’UDC ha lanciato un referendum contro la Strategia energetica 2050 elaborata dal Consiglio federale, che punta a sostituire l’energia nucleare con le energie rinnovabili. I risultati, per ora, non sono esaltanti e il presidente democentrista Albert Rösti ha emanato una direttiva ai propri parlamentari: ognuno, entro il 19 gennaio 2017, dovrà trovare almeno 50 firme.
"In tre ore si trovano", ha affermato. Anche lui, come Matteo Renzi, legherà il suo futuro politico al referendum? "Non diciamo sciocchezze".
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