
Anche la Svizzera critica i modi in cui si sono tenute le elezioni in Birmania. In un comunicato odierno il Consiglio federale deplora che l'appuntamento con le urne sia avvenuto "in un contesto che limita considerevolmente la libertà di espressione, di riunione e di stampa" e chiede inoltre la liberazione di Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. Già prima delle elezioni l'esecutivo elvetico ha espresso al governo asiatico la sua preoccupazione riguardo alla procedura antidemocratica e scorretta in cui si è svolto il voto, spiega un comunicato odierno del Dipartimento federale degli affari esteri. Le condizioni eccessive per la scelta dei candidati e l'importante limitazione della libertà di riunione e di espressione non hanno permesso ai partiti d'opposizione di partecipare in modo leale alla lotta elettorale. La Svizzera invita ora il governo birmano ad agire affinché queste elezioni costituiscano l'inizio di un processo che, tenendo conto di tutti i partiti e i gruppi politici, scaturisca successivamente in una forma di governo democratica basata sullo stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani. Esorta inoltre l'esecutivo a liberare immediatamente tutti i prigionieri politici, tra cui anche Aung San Suu Kyi, e a iniziare un dialogo serio e aperto con tutti i partiti politici e i gruppi etnici. ATS
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