
Non tutte le bioplastiche sono anche biodegradabili e possono essere utilizzate per il compostaggio. L'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) chiede quindi ai produttori indicazioni più precise sui materiali utilizzati e metodi di smaltimento. Esistono due diversi tipi di bioplastiche e quattro diverse diciture: "a base biologica", "da risorse rinnovabili", "biodegradabile" o "compostabile". Per i consumatori non è facile orientarsi e il rischio di confusione è elevato. Alcuni di questi prodotti creano problemi al settore del riciclaggio e dello smaltimento. Attualmente solo i prodotti con la menzione "biodegradabile", "compostabile" e "fermentabile" posso essere aggiunti al compostaggio. I produttori hanno ora deciso di contrassegnare con una stampa "a griglia" i sacchi per i rifiuti vegetali che possono essere trattati negli impianti di compostaggio e di produzione di biogas. L'UFAM sostiene la creazione di una nuova etichettatura chiara anche per quei prodotti che non possono essere provvisti di stampa a griglia. Ogni anno in Svizzera vengono distribuite oltre 3000 tonnellate di prodotti in bioplastica, come piatti, bicchieri e sacchi per i rifiuti. Circa 640 tonnellate vengono trattati nella filiera dei rifiuti vegetali.
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