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Svizzera
Bimba morta: “I genitori non sono responsabili”
Keystone-ats
6 anni fa
I fatti a Staad risalgono al 2015. È quanto ha deciso oggi il Tribunale cantonale sangallese ribaltando così la condanna per omicidio colposo

Non ci sono prove per ritenere responsabili della morte della figlia i genitori della bimba di 23 mesi trovata senza vita nel 2015 a Staad (SG). Lo ha deciso oggi il Tribunale cantonale sangallese, ribaltando la condanna per omicidio colposo pronunciata in primo grado.

I fatti risalgono al 2015
Alla madre, una 37enne tedesca, e al padre, un 57enne svizzero, sono comunque state inflitte pene detentive per violazione del dovere di assistenza e altri reati. La donna è stata condannata a 30 mesi parzialmente sospesi con la condizionale, l’uomo a 21 mesi sospesi per un periodo di prova di tre anni. I fatti risalgono all’agosto 2015, quando la polizia aveva scoperto il corpo di una bambina di quasi due anni nella cantina di un’abitazione di Staad. Nel processo davanti alla massima istanza giuridica cantonale la questione era stabilire le responsabilità della coppia.

Prima colpevoli e poi il ricorso
Nel dicembre 2018, il Tribunale distrettuale di Rorschach (SG) aveva ritenuto entrambi colpevoli di omicidio colposo, infliggendo sei anni di reclusione alla madre e cinque al padre. Una sentenza più mite comunque di quella richiesta dalla procura, che spingeva affinché venisse riconosciuto l’omicidio intenzionale. I genitori hanno inoltrato ricorso contro la sentenza, ottenendo ora in appello l’assoluzione per l’accusa più grave, quella di omicidio. Stando al Tribunale cantonale, l’ipotesi che i due abbiano lasciato la figlia da sola nella stanza dei bambini in soffitta durante una calda giornata estiva, provocandone la morte, non è sostenibile. L’ora e la causa del decesso non sono chiare e altri scenari rimangono aperti, motiva l’istanza.

“Violazione del dovere di assistenza”
Quello che è dimostrato è la significativa violazione del dovere di assistenza. La madre ad esempio faceva uso di cocaina durante la gravidanza e l’allattamento e pure il padre era un tossicodipendente. Inoltre, la coppia non ha portato la bimba dal pediatra malgrado problemi nello sviluppo. Non vi sono tuttavia prove che la negligenza abbia raggiunto i livelli asseriti dal pubblico ministero e dal Tribunale distrettuale.

Il cadavere in valigia
La madre aveva messo il cadavere della figlia in una valigia, che aveva poi nascosto in cantina per oltre un mese, fino alla perquisizione domiciliare da parte degli agenti. Così facendo, ha profanato il corpo e si è resa colpevole di turbamento della pace dei defunti. Sia lei che il partner sono stati condannati anche per reati di droga.

Sconfitta per l’accusa
Bruciante la sconfitta per l’accusa, che al contrario chiedeva un inasprimento delle pene a carico dei due. Secondo la procura, la piccola era stata trascurata in modo grave sotto ogni punto di vista: psicologico, medico, sociale, emotivo e fisico.

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