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Svizzera
Bilaterali III tra vantaggi economici e «intese coloniali»
©ALESSANDRO DELLA VALLE
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Redazione
2 ore fa
Il dibattito fiume sull'accordo con l'UE durerà fino a mercoledì. Fabio Regazzi critico sulla parte istituzionale, "una camicia di forza per la nostra democrazia diretta", puntualizza Marco Chiesa

È una vera e propria maratona quella iniziata al Consiglio degli Stati - e che proseguirà in dicembre al Nazionale - sui cosiddetti Bilaterali III, il pacchetto di stabilizzazione e sviluppo delle relazioni fra Svizzera e Unione europea. Referendum facoltativo o obbligatorio, ripresa dinamica del diritto europeo, tutela del mercato del lavoro, clausole di salvaguardia, contributo alla coesione UE, sono parecchi gli aspetti controversi inseriti nel pacchetto: «Sono pochi i punti sui quali non ci sono elementi di discordia, ci sarà battaglia su tutti i fronti», conferma Fabio Regazzi. Per Marco Chiesa, relatore di minoranza e già presidente dell'UDC unico partito contrario all'intero pacchetto, ci sarà una dipendenza istituzionale dall'Unione europea. Altro che stabilizzazione. «A Bruxelles decidono le regole e noi dovremmo riprenderle. Qualora non lo facessimo saremmo soggetti a sanzioni».

Frontalieri e imprese estere

Poca indipendenza e sovranità per la Svizzera, sottoposta più che altro a un trattato coloniale, secondo Chiesa. Più smussata - ma sul lato istituzionale comunque critica - la posizione di Regazzi, che sottolinea anche gli evidenti vantaggi economici, ma anche il rischio di una maggior burocrazia per le PMI. Un conto che secondo Chiesa sarà particolarmente salato in Ticino, con la libera circolazione delle persone lasciata nelle mani dell'UE. «La mia speranza era una clausola di salvaguardia che avrebbe potuto veramente tenere conto delle particolarità regionali. Ma questa clausola di salvaguardia, sebbene dovesse individuare anche degli elementi critici, non scatterà». Per Regazzi la questione frontalieri non viene modificata in modo sostanziale. Contrariamente all'allentamento dell'obbligo di cauzione per le aziende straniere, che potrà essere chiesta solo in caso di recidiva e che toccherà il nostro cantone più di altri.

Un voto popolare già nel 2027?

Una maratona - dicevamo - che dovrebbe infine portare la popolazione a esprimersi (da capire se con doppia maggioranza oppure no) solo nel 2028. Alcuni parlamentare spingerebbero però per una chiamata alle urne già il prossimo mese di giugno. Dunque prima della fine della legislatura). «A me sembra tutto poco realistico - sostiene Regazzi - proprio perché i dossier sono estremamente corposi e vanno esaminati a fondo in modo da trovare le migliori soluzioni possibili». «Per sapere se è realistico bisognerà aspettare la fine dei dibattiti e le divergenze con il Nazionale», ribatte Chiesa.